Nightfall On The Grey Mountains

If you're lucky enough to be different, don't ever change

Post taggati Wonderstruck

12 note &

I’M WONDERSTRUCK, BLUSHING ALL THE WAY HOME


Advertising and distant memories



ma quanta strada che 

devo avere già sul contachilometri 

senza grippare 

guardo indietro e so già che cosa troverò 

nel mio passato

i regali che mi ha fatto il tempo e che avrò 

per sempre addosso 

luoghi, persone, tramonti città 

autogrill, motorini, gazzette nei bar 

fidanzate perdute, trovate, motel 

libri, dischi, profumi che ho in me 

 

Uno in +, 883

 

E’ d’uopo far presente che non ho la benché minima idea di dove si cominci a parlare di profumi ma poiché mi hanno chiesto di “recensire” Wonderstruck, il profumo creato da Taylor Swift in collaborazione con Elizabeth Arden, non appena mi fosse arrivato, eccomi qua, pronta ad andare entusiasticamente allo sbaraglio. Ho cercato di preparami il più possibile, sono andata a leggere su Wikipedia e su forum specializzati in profumi e fragranze, e ho scoperto che ci sono così tante nozioni, così tanti concetti e così tante definizioni, tra note di testa, note di fondo e blablabla che l’alternativa di puzzare come una capra comincia a non essere più tanto male.

Al momento, dopo aver rinunciato a farmi una cultura profumiera, l’unica cosa che so per certo dei profumi è che io odio le pubblicità dei profumi, a cominciare da quella di Dolce & Gabbana con Matthew McComecacchiosescrive, l’uomo dagli addominali più espressivi della faccia. Quella con Scarlett Joahnnson, sempre per Dolce & Gabbana, mi piaciucchia  (anche se l’uncut version ha un po’ più senso) ma la passano talmente spesso da scatenarmi irrefrenabili istinti di genocidio. Per non parlare poi di tutte quelle di Acqua di Giò, Acqua di Gioia, Acqua di dottoressa Giò e qualsiasi altro spot partorito dai creativi di Giorgio Armani che vorresti solo strozzare chi compra quei profumi perché ne alimenta il mercato, e alimentando il mercato alimenta gli spot. Quella di Dior, con Jude Law, l’abbuono solo perché c’è Jude Law ma non è esente da commenti sarcastici ogni volta che la trasmettono: “come ti riconoscerò?” “non preoccuparti: Sò quello col profumo figo: sniffa tutti i pendolari dall’ascella pezzata sul tram, e se non svieni, a un certo punto mi riconoscerai”. E insomma, un po’ di decenza.

Se non altro, anche se non so quanto il mio giudizio sia ottenebrato dalla convinzione che everything she does is magic, per cui potrebbe andare a fare la pubblicità della graniglia per le galline e ne sarei comunque totalmente rapita, la pubblicità di Wonderstruck mi piace perché sembra voglia raccontare una storia, e in effetti il profumo altro non è se non una storia. Non vi capita mai di sentire un profumo,  un profumo che magari non sentite da tanto, o uno a cui siete particolarmente legati, e di venire travolti da un’ondata di ricordi? A me sì. Costantemente. C’è un profumo che mi ricorda mamma (fonti interne confidenziali mi dicono sia Chic di Carolina Herrera) e un profumo che mi ricorda babbo (sniffando qua e là ho scoperto essere Argento di Renato Balestra). E mi ricordano anche il mio gatto, perché ogni volta che se lo spupazzano gli resta addosso l’odore. Però il mio gatto ha anche un odore tutto suo. Odore di gatto, odore di inverno, odore di rosmarino e finocchio selvatico, perché gli piace andare a dormire in quei cespugli, odore di motore perché gli piace fare il metalmeccanico e sta sempre a trafficare sotto alle macchine, odore di muschio e di terra bagnata. E‘ la somma di questi odori è Floppy. 



Only a child, reckless and wild, needs to come home again.

He promised the moon but won’t marry you.

Nothing to do, eating for two, he’s goin’ out with someone new. 

Sunshine or rain, it’s all the same, life isn’t gray oh Mary-Lou.

Mary-Lou
, Sonata Arctica


C’è un profumo, in particolare, che ogni volta che mi capita di sentire mi manda indietro a quando facevo le elementari. C’era una ragazza che si era trasferita nelle Marche dalla Sardegna in terza elementare. Io l’avevo presa in simpatia, mentre per gli altri ragazzi della mia classe era spesso oggetto di scherno. Aveva una storia familiare difficile: il padre aveva avuto un infarto, la madre stava perdendo la vista da un occhio (credo che ora l’abbia persa del tutto), aveva una sorellina di qualche anno più piccola e una situazione economica tutt’altro che rosea. Ha lasciato il liceo per andare a lavorare cercando di dare una mano in famiglia e, in un percorso fatto di scelte difficili, un po’ avventate e, non ultimo, situazioni certo inaspettate, ora ha ventidue anni e due figli piccoli, da due padri diversi. Il profumo che aveva mi è rimasto impresso. Non lo saprei descrivere, so solo che quando mi capita di sentirlo penso “il profumo di Claudia” e sorrido. E poi arriva un’ondata di profonda tenerezza e quell’inevitabile pizzico di tristezza. Ma, confesso, la tenerezza prevale. Una volta ero andata a farle visita, lì dove lavorava. L’avevo trovata bene: allegra, nonostante tutto. Certo, le cose erano diverse da quando scendevamo alla stessa fermata del pulmino, ma lei faceva quello che poteva con quello che aveva. Il profumo, ricordo, era rimasto lo stesso. Era buono, ed era il suo.

Così, quando Taylor dice che “I think you can tell a story in song, you can tell a story through movies, you can tell a story through writing, you can kinda tell a story that connects memories together when you’re creating a perfume that people are gonna wear in their day-to-day of their lives”  sorrido, perché penso che non ci sia niente di più vero.


Operation:
wonderstruckness 

Prima di parlare del profumo in sé, fatemi narrare delle peripezie affrontate per poter sperimentare in prima persona la tanto agognata supermeravigliosità. La qual cosa la potete leggere anche come un modo per guadagnare tempo perché non ho idea da che parte cominciare per descrivere un profumo. Dunque, dicevamo…


Quando qualcuno mi chiederà se pratico qualche sport, risponderò: “trascorro la giovinezza alle poste. Conta?”

Dovevo andare alle Poste Centrali (e ogni volta che qualcuno dice “Poste Centrali”, un cavallo nitrisce fuori campo) per ricaricare la postepay per poter poi comprare Wonderstruck tramite eBay. Sono stata nell’ufficio otto secoli e mezzo. Quando ho visto che il mio numero era il 253 e il display mostrava una roba tipo 230 mi sarei messa a piangere. Se fossi restata là dentro altri dieci minuti in più avrei potuto approfittarne per ritirare la pensione. Se mai andrò in pensione. Cosa di cui ultimamente dubito. Yay.

Ah, fatemi dire questa cosa prima che me ne dimentichi, anche perché è una cosa talmente rara che devo pur immortalarla da qualche parte. Dovete sapere che anche se ho ventidue anni ne dimostro, quando va bene, quindici. La qual cosa torna anche a mio vantaggio quando vado al bowling e il cassiere si sbaglia e mi fa pagare ridotto, ma questo è un altro discorso. Il fatto è che, dimostrando meno della mia età, quando qualcuno mi dà del lei, mi gaso oltremodo. Figuriamoci quando capita che qualcuno mi dia del voi (ah, i retaggi culturali del fascismo). Fatto sta che ero stramazzata su una sedia in attesa del mio turno, quando entrano due vecchiette. Una fa accomodare sulla sedia libera accanto a me la sua fragile amica e resta in piedi, tutti gli altri posti essendo occupati. Al che mi alzo: “prego”, le dico, facendole segno di sedersi al posto mio. “No, state, state, signorina”, mi risponde e io ribatto “no, non c’è problema, prego”. Son piccole cose, ma son soddisfazioni.

Adempiute queste formalità il due dicembre annus domini 2011, non restava far altro che attendere l’efficienza dei servizi di spedizione statunitensi. Più o meno pazientemente: dire che uno è grasso non ti fa dimagrire, dire che uno è scemo non ti rende più intelligente, e controllare ogni due minuti il riepilogo degli acquisti su eBay non ti farà arrivare il pacchetto più in fretta. Ecco, nuff said.


Keep calm and Wonderstruck


Infine. E da Houston, Texas, Stati Uniti D’America, dopo ventiquattro giorni, è quiiii! *musica di Carramba*

Confesso che stavo un po’ dando di matto. Pensavo che se lo intascasse il postino e tanti saluti, perché in genere tutti gli acquisti che ho fatto su eBay, dall’America come dalla Cina, sono arrivati al massimo entro due settimane. Pensavo che, qualora non se lo fosse intascato il corriere, mi sarebbe arrivato quando io ero già all’ospizio da un po’, immemore, perché arteriosclerotica, del fatto che stessi aspettando un pacco.

Una mattina, un paio di giorni prima che mi arrivasse davvero, suona il campanello: “si, chi è?” chiedo. “Posta, deve firmare”. *twin twin twin twin*. “Mi è arrivato il pacchettooooo” urlo, rotolandomi per le scale in modo estremamente sgraziato perché cercavo anche di non rompermi una gamba scivolando con le pantofole. Apro il portone, il postino mi porge la ricevuta, firmo e nel mentre mi chiedo: ochèi, ma dove se lo nasconde il pacchetto? Cercavo di allungare il collo senza darlo troppo a vedere, ma l’unica cosa che ho ottenuto è stata una raccomandata per mamma, contenente la nuova carta di credito. Sonori FFFFUUUUU  risalendo le scale. Praticamente, non mi avevano portato il pacco ma me ne avevano appena tirato uno.

Vabbè, alla fine poi mi arriva, anche se ad accogliere il corriere questa volta è andato mio fratello perché io stavo bellamente ciondolando in pigiama e non mi sembrava il caso di dare spettacolo.

Ora, il profumo: dopo aver cercato per un quarto d’ora di aprire quel malnato pacchetto,  accoltellandolo infine con il fermacarte, finalmente posso dire di aver messo le mani sul mio tesssssoro






Già la scatola è bellabellabella: viola, fucsia e arancione, con tocchi di azzurro e rosa, e piena di decori e motivi astratti dorati e glitterati. In cima c’è un rilievo dorato con, ma va, il 13.

La boccetta, da cento ml, è viola opaco e se colpita dalla luce produce un riflesso di arcobaleno, mentre se messa controluce diventa di un viola brillante e trasparente, tanto da vedere il liquido e il tubicino del vaporizzatore all’interno. Il tappo, dorato, è pieno di decori in rilievo un po’ barocchi, che nascondono un paio di 13 (almeno, io ne ho visti due). Alla base, dove si appoggia il tappo, c’è una catenina con tre ciondoli: una stella morava, che è lì perché è simile alle stelle appese nel T-Party, la stanza nel backstage dove vengono invitati i fan al termine dei concerti (cose da fare prima di morire); una colomba, perché a quanto pare le piacciono le colombe; e una gabbia per uccelli, perché nel suo appartamento ne ha una giganterrima (senza colombe né altri volatili di sorta, però).

Il profumo è composto, per la nota di testa, da lampone, mora selvatica, fiore del melo, fresia e tè verde. Per la nota di cuore, da caprifoglio, vaniglia, ibisco. Infine, per la nota di fondo, da ambra, muschio, sandalo e pesca. E l’amalgama che viene fuori da tutto questo minestrone è, perdonate l’espressione terra terra, una gran figata. E’ estremamente buono. E’ dolce e fruttato, e molto delicato. Taylor in una boccetta, disse l’esimia GingerSwiftie13. Non è di quegli irritanti profumi invadenti né, d’altronde, anonimo. Unico, senza dubbio. Non avevo mai sniffato niente di simile. E io sniffo un sacco (capperi se suona ambigua questa frase). In senso, ogni volta che qualcuno mi passa accanto e lascia la scia di profumo, io lo inspiro, perché un metro dopo non lo sentirei più: respiro e mando giù, prima di prima di perderli che non si sa mai. Mi è sempre piaciuto farlo. Come quando sto in autobus e penso a quali possano essere le storie degli altri passeggeri, così penso a quale possa essere la storia di quel profumo che mi è appena passato accanto: perché quella persona ha scelto quello e non un altro, per dire. E’ stato il regalo di qualcuno? Si è rotolato per le scale andando ad aprire al corriere? Chissà, magari questo profumo farà lo stesso effetto. Passerò per strada e qualcuno vedrà, in un lampo alla fresia, tutte le peripezie che hanno condotto a Wonderstruck, un po’ come fa lo Sherlock Holmes di Robert Downey Junior.

Per quanto riguarda la persistenza, è arrivato tranquillamente fino a sera. Così dice anche la maggioranza delle opinioni che ho letto, anche se di tanto in tanto qualcuno afferma il contrario quindi presumo possa variare da persona a persona. Su di me, dura parecchio. La spruzzata di prova, in effetti, è rimasta anche dopo la doccia, e infatti continuavo a sniffarmi il braccio e non sembravo mica tanto normale.

Dall’alto della mia ignoranza profumiera, lo ritengo un profumo primaverile, sebbene sia stato rilasciato in ottobre. Perlomeno, a me dà l’impressione di primavera, di caldo e di colore. Poi magari mi sbaglio, ma parlando da profana l’impegno che ho messo è pure troppo!


This night is sparkling, don’t you let it go

I’m wonderstruck, blushing all the way home

I’ll stand forever wondering if you knew

I was enchanted to meet you

Enchanted, Taylor Swift

 

In conclusione emanare wonderstruckness è bello. Tanto bello. Andare in giro a supermeravigliare la gente? E’ bello anche quello. E valeva la pena? L’attesa, dico, valeva la pena? Si. Eccome. E se vi interessa, anche mia mamma approva. E se vi interessa mio fratello ha detto “mannaggia, io ero già pronto a prenderti in giro perché faceva schifo, e invece…”.



P.S. all credits to A D A M Young, perché senza di lui non avremmo avuto né Enchanted né Wonderstruck. 

Archiviato in Wonderstruck Taylor Swift profumo