Nightfall On The Grey Mountains

If you're lucky enough to be different, don't ever change

8 note &

YOU AND I’LL BE SAFE AND SOUND (JUST CLOSE YOUR EYES)



Quando ero giovane e ingenua le espressioni idiomatiche inglesi erano per me motivo di cervellotici ragionamenti per nulla coadiuvati dal dizionario, perché ne avevo uno talmente vecchio che per sfogliarlo dovevo chiedere il benestare del dipartimento di restauro di Urbino e quindi tanto valeva non consultarlo affatto. Così pensavo che l’espressione “sick and tired” significasse “malato e stanco” e allora mi chiedevo, in riguardo alla canzone di Anastacia, cosa c’entrasse quella frase con il resto delle lyrics.

Poi, coltivando la mia passione per la lingua inglese, ho infine realizzato che “sick and tired” significa “stufo marcio”, il che ha finalmente gettato luce su molte cose, sebbene al contempo abbia adombrato la mia idea di rendere la canzone di Anastacia l’inno del reparto di geriatria dell’ospedale.

Così, transitando da espressione idiomatica a espressione idiomatica, sono giunta a conoscenza dell’esistenza di “safe and sound”, che in barba alla me di qualche lustro fa che avrebbe potuto pensare volesse dire “sicuro e suono”, sono ben consapevole del fatto che significhi “sano e salvo”. Trovo che “safe and sound” sia un bell’accostamento di termini. Non ho la più pallida idea del perché vi sia tale accostamento di termini, ma trovo che sia bello.

E non è che “safe and sound” sia bello solo per l’accostamento di termini. Diciamo che ad essere bella (di una bellezza che tende inesorabilmente al èlacosapiùstupendosacheabbiamaiascoltato) è anche, e soprattutto, la canzone “Safe & Sound”, lead single della colonna sonora di “The Hunger Games”, di cui Taylor Swift e The Civil Wars si sono fatti portavoce anche verso coloro che, sottoscritta compresa, di quella saga letteraria (e cinematografica a breve) non avevano mai sentito parlare, ma che ora attendono il film con maggiore trepidazione di quando attendono il Natale.

A proposito di Natale, “Safe & Sound” è stata resa disponibile per il download il 23 dicembre scorso, e all’immancabile domanda dei parenti “che regali hai ricevuto?” sono stata più di una volta tentata di rispondere “una canzone”. Canzone che è, tra l’altro, il mio primo acquisto in assoluto su iTunes Store, il che equivale a dire che ho ricevuto in regalo una cosa che mi sono comprata da sola. Ba da bum tsss.

Tralasciando il paradosso di cui sopra, e considerando che  il marketing è il sale della vita (quel sale che Alemanno sparge stoicamente sulle strade di Roma e sulle sue possibilità di farsi rieleggere), non poteva certo mancare il videoclip. Voglio dire, è il singolo principale della colonna sonora, se non ci fosse stato un video il film avrebbe avuto una promozione ben stinfia.

Ora, mi sarebbe piaciuto scrivere questo post dopo aver avuto l’occasione di leggere i libri, anche per capire lo spirito della canzone alla luce dell’atmosfera della saga, perché tutti stanno facendo congetture su quale scena del film verrà inserita, e quali personaggi si adattano meglio alla canzone e su e giù e qua e là e io, da totale ignorante in materia, non faccio altre che dire “boh”. Sorridi e annuisci. Sorridi e annuisci! Purtroppo, fondamentalmente perché sono venuta a conoscenza di questo fenomeno letterario solo a fine dicembre, quando è uscita la canzone, e già avevo un Baricco da finire e il terzo di Percy Jackson da cominciare, e una manciata di inutili esami da superare, non mi è stato possibile buttarmi su The Hunger Games. E ne ho pagato lo scotto guardando il video perché oggettivamente non ho colto una cippa di niente.

E vabbè, che sarà mai. Quando finalmente leggerò il primo libro e riguarderò il video allora sarò illuminata sulla via di Damasco ma per ora navigo beatamente nella mia densa e fumosa ignoranza. E’ un po’ come fare i temi a scuola senza essersi preparati sull’argomento: sai già che prenderai un voto uguale alla temperatura minima media di Bolzano, ma tenti la sorte ugualmente.

E così, dopo i Grammy ieri, ho fatto orari improbabili anche per “Safe & Sound” e relativo Q&A di trenta minuti che è seguito. Probabilmente il mio ritmo sonno-veglia è compromesso per sempre. Giulia dice: “te sei matta…te sei fatta un’altra nottata?”

Non sono matta né psicolabile. Sono diversamen… vabbè, lasciamo stare.

Il video, dicevamo.


Perché le fiamme? Cosa significa la spilla? Signor Paralavecchia, lei nasconde il Santo Graal? Perché la casa diroccata? Cosa indicano le tombe? Signor Paralavecchia, lei è un templare? Iniziano le indagini. Ci sono testimoni da ascoltare, prove da esaminare e ipotesi da valutare e tutto ciò che deve essere visto sarà mostrato! A Voyager! Adesso!

Il video è bello, non c’è niente da dire. Il video è stupendo, se vogliamo proprio essere più precisi. Il video è ajaahdaaeaasfhjsua se vogliamo dirla come si fa su Twitter per descrivere qualcosa di bellobellobello anche se di primo acchito potrebbe sembrare un rantolo post-ictus.

Pare che sia pieno di simboli e rimandi alla trama del libro, ma per quanto mi riguarda (e non ho intenzione di indagare perché non voglio rovinarmi la sorpresa quando leggerò i libri) potrebbe anche essere pieno di simboli e rimandi al libro di ricette di Suor Germana o al Manuale delle Giovani Marmotte - Speciale campeggio, perché come ho già detto, tutto ciò che so su The Hunger Games è che non su nulla di The Hunger Games. In effetti, un commento che ho trovato su Tumblaaah riassume perfettamente la mia situazione. Dice: “video davvero bellissimo. Non ho del tutto capito cos’è che stavo guardando, ma l’ho adorato”.

Quindi, parlando in modo del tutto superficiale, posso dirvi che mi è piaciuta l’atmosfera cupa, triste e malinconica - sebbene io non conosca i motivi di tale malinconia - perché le cose cupe, tristi e malinconiche sono già belle di per sé. La cornice boschiva tutta secca, arida e deserta, che sembra la motorizzazione di Udine, è di notevole impatto visivo.

Sono rimasta un po’ stupita, a caldo, del fatto che non siano state inserite sequenze del film, come in genere si usa fare per i video dei singoli facenti parte della colonna sonora, ma approvo questa scelta: in quel modo si sarebbe spezzata la continuità del video cui sarebbe risultata, secondo me, una minor presa sullo spettatore. Nel senso, a me il video sembra ambientato in un mondo indefinito, in un tempo non specificato. La desolazione del paesaggio potrebbe essere dovuta a una guerra nucleare come alla ritirata dell’esercito sudista dopo la guerra civile. Noi non sappiamo né il dove (vabbè, il dove lo sappiamo, è il Tennessee, ma fate finta che non via abbia detto niente - o il District 12 del libro) né il quando. E’ quello il bello, secondo me: sembra una sorta di realtà parallela in un mondo altro, fermo, immobile e moribondo. O meglio, “dead and gone and passed”: morto, sepolto e passato. Non so se ho reso il concetto, nella mia mente è un’idea molto più chiara di quanto non sembri qui sul blog. Ad ogni modo, è quello che anche Sway Calloway ha messo in evidenza a un certo punto dell”intervista che è seguita.

Mi è piaciuta la scena delle tombe, che sono lì dal 1853. Il fatto che siano vere rende il tutto ancora più spettrale. Mi immagino gli occupanti: “Oh, hai sentito, verranno a girare un video musicale proprio qui” - “Bene, uno svago. E’ sempre un mortorio qua”.  Uahah. Scusate, pessima. Mi defenestro.

Poi, che altro… ah sì, i boschi in fiamme in lontananza. “Don’t you dare look at the window darling, everything’s on fire”. Immagine suggestiva.

E mi piace da morire il contrasto tra il testo della canzone, la parte che assicura che a un certo punto saranno “sani e salvi”, con l’atmosfera di profonda desolazione di tutto il video e ti viene da pensare “si, ochèi, ma quando?”. Che c’è la macchina in doppia fila, ce la facciamo prima che passi il vigile?

Insomma, davvero non so cosa abbia guardato, e so già che mi esploderà la testa quando leggerò i libri e finalmente ci capirò qualcosa, ma per il momento, lo prendo per quello che è: un gran bel video. D’altronde, mica c’è bisogno di sapere per quale motivo vediamo il sole di una intensa tonalità rossa per apprezzare un tramonto.

(all’orizzonte l’atmosfera è più densa e la luce rossa, che ha una lunghezza d’onda maggiore rispetto a quella blu, riesce ad attraversarla più agevolmente rispetto all’altra, che infatti viene bloccata e non riesce a raggiungere l’occhio dello spettatore. Il che spiega anche il motivo per cui il cielo di giorno è azzurro. E tutto ciò mostra come il corso di astronomia a cui ho partecipato in terzo liceo torni utile nelle situazioni più disparate.)

Ora, tornando nel mondo reale, a proposito dell’intervista menzionata sopra, c’è da dire che la parte migliore è stata quando, a una domanda sul blocco dello scrittore, ha risposto “penso: non scriverò mai più una canzone! Dovrò andare al college e trovarmi un’altra carriera!”. Carriera che sappiamo bene sarà “consulente finanziario” o “agente di cambio”.

No, la parte migliore è stata quando è stata posseduta dallo spirito di Benedetta Parodi e ha cominciato a parlare di panini e di formaggi di capra.

No, aspetta, la parte migliore è stata quando ha parlato di Meredith il gatto “living the cat life” e in meno di cinque minuti era già trending topic su Twitter, giusto (e proprio) sotto a T. Swift che trendava dai Grammy.

Oppure la parte migliore è stata quando mi ha inavvertitamente spoilerato un paio di robe di The Hunger Games. Groar.

Oppure…

No, ochèi, basta. Ora chiudo.

Forse la parte migliore è

No, dai, chiudo sul serio.

La

Basta.

Ma

Basta.

Di a da in con su per tra fra.

 

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