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I GUESS WILL NEVER KNOW WHY SPARROWS LOVE THE SNOW

Le ultime parole famose, uno potrebbe dire. Ma io che ne potevo sapere, a dicembre, che a febbraio sarebbe nevicato così tanto che vai a dormire a Jesi, Italia, e ti risvegli in Siberia, Russia? A memoria d’uomo jesino, non nevicava così tanto dal 1997. Cioè, non potete capire, è tutto bianco! E’ tutto bianco! E non parlo del compito che ho consegnato al mio primo esame di Scienza delle finanze. E’ bellissimo (il fatto che nevichi, non il mio compito di Scienza delle finanze)!
Sì, sì, i disagi… si, lo so. No, non me ne frega niente. Si, la gente deve andare a lavorare e mandare avanti il mondo. No, non me ne frega niente manco di questo. Vabbè, ochèi, il mio è un ciarlare per iperbole, ma dipendesse da me farei nevicare trecentosessantacinque giorni all’anno (trecentosessantasei se bisestile) e haters gonna hate. Perché quelli che “ma questa neve è troppa, bisogna andare a lavorare, cazzo, non si può andare avanti così!” sono gli stessi che, a parità di neve, dicono ai figli “Non trovare tutte ‘ste scuse, sono due fiocchi! Ora vestiti e vai a scuola che c’è il compito in classe”. E non provate, genitori, a negare, che io lo so come ragionano le vostre menti mefistofeliche. Ochèi, per amor di cronaca vi dico che in quinto ginnasio ho fatto anche io questo stesso ragionamento. Nevicava di brutto (poi avrebbero chiuso le scuole per una settimana), ma io stoicamente decisi di andare a scuola ugualmente perché c’era il compito di greco. Eravamo in sette, ho preso cinque, ma mi sono sentita molto a posto con la coscienza. In quel periodo, tra l’altro, era ospite nella nostra scuola una ragazza australiana, che si divideva tra le nostre lezioni e quelle di un’altra classe. Non aveva mai visto la neve in vita sua, e credo che una volta tornata in patria abbia raccontato la storia anche ai koala.
Ad ogni modo, anche nel dicembre 2010 di neve ne ha fatta tanta, tanta, tanterrima e abbiamo passato un fantastico pomeriggio sullo slittino il cui highlight è stato “a destra, a destra!” - “A sinistra!” - “aaaaaah” - “t’aveo detto a destra!”
E sebbene nel 2010 ci sembrava che la neve fosse molta, non è comunque nulla in confronto a quella di quest’anno. Siamo praticamente isolati dalla tormenta, ci saranno almeno cinquanta centimetri e continua a nevicare imperterrito. E quegli stronzi di Macerata seguitano a pensare di non rimandare definitivamente gli esami perché convinti che gli studenti fuori sede abbiano il teletrasporto ma questo è un altro discorso.
Comunque, per farvi capire quanto mi gaso quando nevica, ieri sono andata a lezione di basso e tornando a casa, visto che potevo prendermela comoda perché non avevo un orario tassativo come per la lezione, ho dato il meglio di me. Dopo aver stabilizzato la posizione dell’ombrello, appoggiato sopra alla custodia del basso in modo da non farla bagnare, ho cominciato a lavorare di fantasia. Come Snoopy si finge un eroe della prima guerra mondiale e si narra da solo le sue avventure, così io passavo sulla neve fresca, narrandomi da sola le mie avventure: “Ecco il famoso esploratore Amundsen che si fa largo tra i ghiacci del polo”, dicevo. Poi però ho dovuto smettere perché mi sono accorta di avere gente dietro e la cosa era un po’ imbarazzante.
A parte il mio disagevole presentarmi al mondo, c’è altro da dire riguardo a questa eccezionalmente eccezionale neve jesina. Poiché non siamo estranei ai gai e puerili trastulli, abbiamo pensato bene di radunare, più o meno, la comitiva del dicembre 2010, e replicare le epiche discese dell’altra volta. Così ci siamo rotolati, ci siamo cappottati, abbiamo affrontato impervi pendii con slittini e buste di plastica, ci siamo tuffati, ci siamo presi a pallate e abbiamo malamente difeso il nostro territorio da tutti quelli che hanno tentato, riuscendoci alla grande, di rubarci la pista che avevamo battuto in due ore di duro lavoro. In sostanza, ci siamo divertiti muntobè.
E ora spero che questa neve duri ancora, diciamo, due settimane perché non ho nessuna intenzione di andare a Macerata a farmi bocciare perché non so una cippa di niente.
Ma fondamentalmente vorrei che questa neve duri, diciamo, per sempre, perché io amo l’inverno come amo la cioccolata e avere l’ultima parola. E questo è vero amore.
P.S. Sylvania.