Nightfall On The Grey Mountains

If you're lucky enough to be different, don't ever change

12 note &

IF MY HEART WAS A (LIGHT)HOUSE



I was born and raised by the sea; shy yet proud,

learned to stay away from the crowd,

in my home, my lighthouse.

 White Pearl, Black Oceans, Sonata Arctica



Avete presente quell’orrida sensazione che vi attanaglia le viscere quando qualcuno vi chiede di descrivervi? Succede soprattutto a scuola: durante uno di quegli stupidi esercizi di speaking durante le ore di inglese. Describe yourself. Oppure il primo giorno di ogni grado di scuola dell’obbligo che hai dovuto frequentare. Non so voi, ma io andavo totalmente nel panico. Secondo me è una cosa che tutti odiano. Perché devo descrivermi? Perché devo ridurre la mia personalità a cinque aggettivi? Ma perché, professore, non descrivi tua sorella, invece? Alla fine, da che mondo è mondo, e da che scuola è scuola, secondo me tutti se ne escono con le solite cose, talmente inflazionate che la frase tipica del correttore automatico di Windows per cui il termine
“non è errato ma logoro e abusato” nasce proprio da questa pratica pedagogica. Se si facesse un sondaggio, va a finire che siamo tutti “timidi, simpatici, originali, un po’ pazzi”: l’ultima cosa è per la gioia di Cesare Lombroso. Io ho rinunciato da anni a tentare di descrivermi, e ogni volta che dovevo fare di questi esercizi, buttavo giù qualsiasi balordaggine mi venisse in mente, indipendentemente dall’aderenza o meno con la realtà. A tutt’oggi, che pure mi conosco un po’ di più di quando ero in quarto ginnasio, non saprei da che parte cominciare. Se lasciassi la parola alla mia coinquilina Francesca, invece, saprebbe eccome da che parte cominciare. Comincerebbe con “ma lo sa che sei una stronza?” per proseguire con “misantropa”, “asociale”, “orribile” e “mostruosa”. E probabilmente poi aggiungerebbe, di nuovo, “ma te l’ho mai detto che sei una persona orribile?”.

Ma a me non è che dispiaccia essere inquadrata in questo modo. Voglio dire, qualcuno dovrà pur portare avanti la nomea della categoria, altrimenti di persone misantrope, asociali, orribili e mostruose non ve ne sarebbe traccia. Va da sé che un fondo di verità in tutto questo c’è. Non mi pronuncio sulla mia mostruosità e orribilità (orribilezza? orribilosità?) ma devo darle atto che asociale e misantropa un po’ mi descrivono. Asociale: perché si, ochèi, mi piace la compagnia (poca. Molto poca. Per me vale non tanto il detto pochi ma buoni, ma “estremamente pochi e dopo aver passato un rigoroso test attitudinale”), ma ho sempre pensato che da soli si sta meglio; e misantropa perché sebbene riponga sempre e incessantemente inusitata fiducia nella bontà del genere umano, un po’ come Anna Frank, lo sconforto che mi prende a volte alla vista dell’inutilità e inconsistenza di certe categorie di soggetti supera di gran lunga qualsiasi sentimento positivo io possa provare. Datemi un bastone e chiamatemi Gregoria. 

Ovviamente è vero anche il contrario: sono totalmente a mio agio con il fatto che la mia  sola esistenza, in quanto appartenente al genere umano, possa essere di enorme impiccio a qualcuno. Niente ipocrisie, da questo punto di vista. Un po‘ come quando mio fratello dice che non sopporta i bambini e gli si fa notare che è stato bambino anche lui: “io per primo”, risponde sempre.

Una precisazione: non è che io sia asociale e misantropa per il gusto di esserlo. E’ che, diciamolo pure, le persone mi hanno deluso, e preferisco non farmi troppe illusioni. In più  la gente impiccia, s’impiccia, e sicuramente respira troppo.

Così, sono anni che penso (e più passa il tempo più me ne convinco) che il lavoro che, giuro, morirei dalla voglia di fare, è quella di guardiano del faro. Non ho idea di come funzionino le cose, se i guardiani del faro esistano ancora o se ormai sia tutto automatizzato ma, perdindirindina, se ci fosse una domanda di assunzione, risponderei seduta stante. 

Ora, chi mi conosce direbbe: “si, certo, tu guardiano del faro. Il mare non ti piace nemmeno!”. Mettiamo le cose in chiaro una volta per tutte: non che a me non piaccia il mare. A me non piace la gente che va a al mare. Ecco, io ce la butterei, a mare. E qui riaffiora la mia misantropia latente. E’ che ritengo che il mare vada contemplato, vada respirato, vada osservato, vada vissuto spiritualmente. Il mare non va usato per andare a giocare a racchettoni in spiaggia, per andare a prendere il sole in panciolle o per nuotare. Soprattutto, non va usato per fare chiasso. Io odio la gente che schiamazza in generale, figuriamoci la gente che schiamazza al mare. Vuoi andare al mare? E vacci. Siediti su uno scoglio in silenzio a guardare l’orizzonte. Se però apri bocca, allora dallo scoglio puoi anche buttartici, vai a fare compagnia alle cozze di Verga, e magari aggiungici due chitarrine.

Da soli con settantadue gatti, uno stereo e una piantagione di ananas. Così dovrebbe essere. Chissà se il piano regolatore mi permette di costruire una dependance felina nella mia casa accanto al faro.

P.S. non è che oggi, essendo la Vigilia di Natale, gli stati d’animo cambino come per magia. Per dire, stamattina sono passati i Testimoni di Geova. Auguri, ma non ci interessa. Niente di personale, non apriamo nemmeno a quel rompipalle del diacono.


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  1. postato da magicnightfall