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WHITE CHRISTMAS (WHISPER HELLO, I MISS YOU QUITE TERRIBLY)
Vivaldi, fosse nato adesso, non faceva primavera, estate… Ne faceva una sola, una sola di strombazzamenti e la chiamava “Tempo di merda”.
Luciana Littizzetto
Ridendo e scherzando siamo praticamente arrivati a Natale e io, come ogni dicembre che si rispetti, vengo molestata da un dubbio: che diavolo di fine ha fatto l’inverno? Un inverno freddo, intendo. E’ chiedere troppo? Non dico freddo da andar fuori di casa e tornare congelati come la mummia del Similaun, ma almeno un po’ più freddo di questo. Insomma, è dicembre, a casa fanno ventidue gradi e mezzo senza termosifoni e di conseguenza vado ancora in giro, sia in casa che fuori, a maniche corte. E ciò rende particolarmente difficile entrare nello spirito natalizio, a meno di non tentare una sorta di training autogeno di autoconvincimento che mi faccia credere di non stare passando il Natale in Italia ma in Australia, la qual cosa giustificherebbe i miei continui e imbarazzanti tentativi di imparare l’accento aussie.
A onor del vero, quello che ancora meno mi fa entrare nello spirito natalizio sono i supermercati con le loro decorazioni: appese fin da ottobre, accese da prima della fine di novembre. Che poi, fossero belle. No, ogni anno da me sembra che facciano a gara a chi le mette più brutte, soprattutto se sono quelle bianche, fredde e impersonali, che da un po’ di tempo a questa parte imperversano per il corso. Comunque, il premio per la decorazione più brutta la vince sempre una ditta che lì nel cortile ha un albero grande come un tirannosauro e sopra al quale le luminarie probabilmente ce le sparano con un pezzo di artiglieria contraerea del ’41.
Poi, un’altra cosa che mi impedisce, ma credo anche a qualsiasi essere umano, di entrare in modalità festiva sono le pubblicità in versione natalizia, a cominciare da quelle dei cioccolatini. Quella dei Ferrero Rocher la trovo particolarmente irritante: una famiglia insulsa dalla vita ancora più insulsa con amici oltremodo insulsi che si sente realizzata solo dopo aver usato come segnaposto uno stupido cioccolatino che assomiglia a una pallina di cacca di uno scarabeo stercorario fatta rotolare sulla ghiaia. Per di più quella pubblicità mi irrita perché lo slogan “ti ruba il cuore” mi fa venire in mente una canzone che mi piace tantissimo e io, ancor più delle pubblicità in sé, odio associare canzoni che mi piacciono tantissimo agli spot. Mababbè, non ci posso far niente.
Proseguendo, che dire di quella del panettone Motta, quella del “buttati, che è morbido”? Saranno quindici anni che la trasmettono. Secondo me quel monello non ha ancora realizzato che il camino da cui parla è chiuso e che quindi Babbo Natale non lo sente, e di conseguenza ogni anno rompe, invano, le sfere Poké al ciccione vestito di rosso. Qualcuno vada lì e gli smonti i sogni con un cric, grazie.
Poi, come non menzionare quella del pandoro Bauli, con tutti i bambini del gospel-choir con velleità da grillo parlante che cantano precetti di comportamento alla tua coscienza? Ma giusto perché è Natale. Durante gli altri periodi dell’anno potete continuare a essere le solite persone orribili che non fanno attraversare le vecchiette sulle strisce e che per strada non raccolgono i download dei loro cani.
Ma, al di là di tutto, è il fatto che sia ancora così caldo che mi impedisce di godermi le feste. Mi manca mettere il naso fuori dalla finestra e sentire l’odore di neve. Mi manca poter dire “fa un freddo becco”. Se continua così la prossima volta anziché decorare l’abete canonico dovrò decorare una palma. Ecco, mi sento defraudata del Natale. E in termini peggiori di quando, dopo aver visto un episodio di “Sabrina, vita da strega” in cui, per un incantesimo andato male, era scomparso il Natale, e notato che tutte le decorazioni del supermercato sotto casa si erano misteriosamente spente, io e mio fratello andammo da mamma a chiedere nel panico “dove è finito il Natale?” per sentirci rispondere “non lo so, qua c’è solo il pesce”. Oppure di quando, qualche anno fa, alla prima accensione dell’albero, si fulminò tutta la fila di luci alla base, costringendomi a passare le intere feste con l’albero acceso per metà. Noi teniamo l’albero in sala, e una delle mie cose preferite al mondo è star lì, rannicchiata sul divano con una coperta, a guardare i cartoni alla luce dell’albero. Luce. E quell’anno ho passato il Natale in una lugubre penombra, e credo sia stata una delle esperienze più traumatiche della mia intera esistenza.
Breaking news: quest’anno, giusto perché non ci facciamo mancare niente, l’albero si è paurosamente dimezzato perché ci si è fracassata la plastica alla base. Ho capito che il karma è stronzo, ma qua si sta sfiorando davvero il ridicolo.
Ora, in aggiunta a tutto ciò, in aggiunta cioè a tutti questi tentativi dell’universo di boicottare il mio spirito natalizio, il fatto che il mio iTunes adori mandare in riproduzione “L’uccisione di Babbo Natale” di Mannoia e DeGregori non aiuta mica.
Così, se vi capita, godetevi un po’ di spirito natalizio anche per me.