Nightfall On The Grey Mountains

If you're lucky enough to be different, don't ever change

0 note &

ALL THE THINGS I HATE (REVOLVE AROUND ME)

Giovedì, 22 Settembre 2011, 10:45

 

 

Io amo l’umanità, è la gente che non sopporto. 

 

Linus Van Pelt

 

 

Mentre stavo malamente studiando inutili concetti economici che non userò mai nella vita,  che però mi hanno fatto guadagnare un “23 sulla fiducia” che considerando il fatto che al liceo di matematica avevo 3 poco non è, mi è venuta in mente tutta una serie di tipologie di persone che non entreranno mai nelle mie grazie né, qualora esistesse, nel Regno dei Cieli. Queste persone altri non sono se non quelli che usano la d eufonica a caso, quelli che usano troppe virgole, quelli che non ne usano affatto (Joyce compreso ma Fiorello escluso), quelli che SCRIVONO TUTTO IN CAPS LOCK, quelli che mi fumano accanto (e per accanto intendo “in questo pianeta”), quelli che dicono non so niente e poi prendono nove, quelli che parlano al cinema, quelli che parlano in biblioteca, quelli che finiscono sempre il tè freddo alle feste, quelli che vanno in discoteca, quelli che tornano dalla discoteca, quelli che non tornano dalla discoteca perché avevano bevuto, e di conseguenza quelli che bevono inopinatamente, quelli che col motorino truccato fanno il rumore di un Concorde smarmittato e che pare che per loro l’effetto Doppler non esista cosicché sento il baccano infermale della loro stupida motoretta anche quando stanno ormai a centottanta km dalla mia camera, quelli che stanno sempre attaccati al cellulare che io glielo butterei nel water, quelli che parcheggiano nel posto degli invalidi, quelli che d’estate pare che muoiono se non vanno al mare, quelli della radio che passano i Negramaro, quelli di Teen Cribs, quelli che fanno i bastian contrari su ogni cosa, quelli che “no, niente”, quelli che dell’assassino dicono “mah, era una così brava persona”, quelli che fanno i bulli, quelli che litigano su YouTube (ma solo perché mi fanno perdere le ore a leggere i loro insulti), quelli che nelle prefazioni dei libri di testo scrivono “un manuale agile e compatto che fornirà allo studenti gli strumenti utili per” e poi ti ritrovi con un libro di milletrecento pagine scritto da uno con le competenze linguistiche di babbuino dal culo rosso in cui fondamentalmente non ci si capisce un cazzo, quelli che si lamentano che “il video non è disponibile nel tuo paese” visto che ci sono almeno ottomila soluzioni ma non si sforzano a cercare e tocca sempre dirgli tutto, quelli che hanno l’apertura mentale di un ombrello chiuso, quelli che maltrattano gli animali, quelli che credono che Anastasia sia Disney, quelli che votano Berlusconi, quelli che elaborano le teorie del complotto sull’11 settembre davanti al bar sport, quelli che non si fanno i fatti propri, quelli che dopo un incidente stradale vanno in strada a vedere per esporre ai passanti i loro calcoli balistici sulla traiettoria dell’auto che ha zompato la corsia, quelli che hanno deciso che gli uffici postali devono star chiusi di pomeriggio, quelli che hanno deciso che le biblioteche devono star chiuse di sabato, quelli che si girano a guardare tutte le donne che passano basta che respirino, quelli che hanno la Ferrari e fanno gli sboroni, quelli col SUV che ti occupano due parcheggi, quelli che non mi danno la precedenza nelle rotatorie, quelli che non sanno far niente e allora sono andati a insegnare ginnastica, quelli che portano le infradito, quelli che non afferrano i cd dai bordi, quelli che si sentono in dover di dirti cosa devi o non devi fare e quelli che ti dicono cosa vorrebbero tu facessi o non facessi, quelli che chiamano i propri figli Kevin o Christian, e almeno altre tredicimilaseicentoventotto tipologie di persone che non sto a dire per non sembrare eccessivamente misantropa. Comunque, soprattutto, odio quelli che organizzano le feste del PD. Soprattutto quelli che organizzano le feste del PD. Dio, se odio quelli che organizzano le feste del PD. E quelli che partecipano alle feste del PD, non crediate che loro se la scampino. Feccia dell’umanità, ecco cosa sono! Il duodeno della democrazia! Il das rappreso sotto le unghie della società e tutto quello che potrebbe dire la Cortellesi nelle vesti della Santanché.

 

Ora, non è che io ce l’abbia di default con le feste del PD. Cioè, non eccessivamente. Il fatto è che io, nella fattispecie, ce l’ho con le feste del PD organizzate sotto casa mia.

Dovete sapere che io abito su un cocuzzolo, e sotto a suddetto cocuzzolo si estende il “Parco Del Ventaglio,” che d’inverno e con la neve è l’ideale per andare giù con lo slittino, ma d’estate è ahimè, verde e spazioso abbastanza da ospitare democraticamente tutti i democratici stand della democratica festa del Partito Democratico, scatenando al contempo istinti omicidi da parte di tutti gli abitanti del quartiere.

Il bello della festa del Partito Democratico è che non ha tempi di svolgimento umani. No. Non come qualsiasi festa che dura una manciata di giorni e poi leva baracca e burattini e borracce e boraccini. No. La festa del Partito Democratico è subdola. La festa del Partito Democratico ti si piazza sotto casa il 25 agosto e leva le tende solo il 4 settembre. Ora, trenta di conta novembre e bla bla: facciamo due calcoli e otteniamo ben undici giorni di schiamazzi e caciara fino all’una di notte impedendoti di: leggere, per il semplice fatto che con tutto quel casino la concentrazione tende a meno infinito e ti ritrovi a leggere seicento volte la stessa riga, studiare, per ovvi motivi, e guardare un film, perché non senti una parola che sia una.

Ora, io non ce l’ho nemmeno con la caciara in sé, se fosse caciara fatta bene. Per esempio, alla sagra della polenta (si, io vado alle sagre della polenta, e lo rivendico con orgoglio) di Apiro, avevano organizzato un concerto di una cover band dei Beatles, i Pop Radio, che erano talmente bravi da dar tre giri ai Beatles stessi. Ecco, questo è casino più che lecito. Alla festa del Partito Democratico, invece, mettono gli altoparlanti a palla e passano cose che dovrebbero essere considerate costituzionalmente illegittime, tipo Pupo con “Su di noi” o la  Cuccarini con “La notte vola”. O tutti i grandi successi di Al Bano. Questo quello che mi è capitato di udire una sera, prima che, presa dallo sconforto, mi barricassi in camera sigillando la finestra e tentando di morire di caldo, visto che in quelle condizioni la camera assomigliava di più a un altoforno.

Così, siccome mi sono sentita defraudata di ben undici sere della mia vita, ho pensato bene di far presente la cosa direttamente a Bersani, via Twitter. Non mi ha mai risposto ma ho sognato che mi insultava. Il che è ugualmente soddisfacente.

 

PieraPi: Caro @pbersani, la festa del PD sotto casa mia è forse un modo per farmi espiare i peccati? Se vi dico che non ne ho commessi, ve la finite?

PieraPi: Caro @pbersani, ma le feste del PD sono un modo per guadagnare elettori? Perché con me non è che stia proprio funzionando, eh.

 

 

PieraPi: Caro @pbersani, con tutto il chiasso che fate con la festa del PD, come faccio ad accorgermi di un’eventuale invasione aliena?

 

 

PieraPi: Caro @pbersani, se fossimo stati in Cina vi avrebbero già arrestato per tutti gli schiamazzi che fate. Ci tenevo a farglielo sapere.

 


PieraPi
: Caro @pbersani, con tutti questi annunci all’altoparlante, sembra di stare a Milano Malpensa. Ma la state facendo lì la festa?

 

 

Comunque, alla fine, com’è venuta la festa del PD se n’è andata. E così l’incasso. Si, perché gli hanno fregato tremila e cinquecento euro. Oh, io non c’entro niente, eh!

Forse.