Nightfall On The Grey Mountains

If you're lucky enough to be different, don't ever change

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PSYCHOLOGICAL RECOVERY… 6 MONTHS

Giovedì, 15 Settembre 2011, 20:16

 

 

Last night I heard my own heart beating

Sounded like footsteps on my stairs

Six months gone and I’m still reaching

Even though I know you’re not there

I was playing back a thousand memories, baby

Thinking ‘bout everything we’ve been through

Maybe I’ve been going back too much lately

When time stood still and I had you

 

If This Was A Movie, Taylor Swift

 

 


Si, lo so, senza che me lo diciate. Senza che facciate i polemici e me lo diciate, lo ben so. Che scrivere un post sul seimesiversario del concerto della ragazza i cui occhi azzurri fanno vergognare le stelle della Georgia non ha molto senso. Sì, sì, ne sono consapevole ma che volete, non ho saputo resistere alla tentazione di scrivere intorno a quella particolare strofa di cui sopra che manco a dirlo sembra fatta apposta. Per di più anche l’Hans Zimmer del titolo ci mette del suo, non so se mi spiego. Insomma, questo post s’aveva da fare. Anche perché sono due settimane che sto dietro ad una meteria orrida e succhia energie e avevo bisogno di riversare da qualche parte il nulla della mia testa. Ecco.

E così, ridendo e scherzando, sono passati sei mesi. Che sono la metà esatta di un anno. Una roba tipo centottantaquattro giorni. Ovvero quattromilaquatrocentosedici ore. Ovvero duecentosessantaquattromilanovecentosessanta minuti. Ovvero quindici milioni ottocentonovanteseimilaseicento secondi, ma hey, chi tiene il conto? 


In verità non è che ci sia molto da dire ma, com’è giusto che sia, ve lo dico lo stesso (coerenza, belli, si chiama coerenza: il box a fianco dice tutto).

In effetti potrei considerare questo post la director’s cut
dell’altro, scribacchiando in modo totalmente random quei particolari in più che, nella foga di pubblicare in tempi vagamente umani, erano rimasti nella penna.

Per dire, nel post avevo dimenticato di dire come la folla went wild sulle note di Long Live, e se conoscete la canzone sapete bene di che parlo. E se non la conoscete… beh, dovreste.

 

Non avevo nemmeno menzionato tutta la gente accampata come rifugiati del Montenegro nel bagno del forum, e la temperatura di questo che rasentava quella media di un altoforno, perché presumo che gli asciugamani elettrici del signor Fumagalli fossero in funzione dalle tre di quella notte.

 

E nemmeno il mio, ehm, momento di gloria avevo citato! Quando mi è squillato il cellulare ed è partita a palla You Belong With Me. Tutta la fila si è girata a guardarmi. Son cose. 

Ora che ci penso, non avevo nemmeno dato fondo a tutto il calderone citazionistico in cui guazzabugliano le canzoni “Superstar” ed “Enchanted”, rischiando di scadere nella banalità più banale perché “just another wide eyed girl / who’s desperately in love with you” e “I was enchanted to meet you” glielo dicono tutti.

Non ho nemmeno raccontato di come il braccio di babbo sia rimasto incriccato per ore a forza di farmi da cameraman sfruttato e sottopagato (anzi, non pagato affatto), ma tanto s’è divertito e quindi inutile che apra bocca per dispute sindacali che tanto non c’ha ragiò, punto e basta.

 

Ah, e potevo pure dire come, di ritorno a casa abbia incrociato, nel bagno dell’autogrill, una ragazza con una t-shirt di Taylor e il tredici scritto sul dorso della mano, e di come abbia cercato di lavarmi le mani tentando di renderle ben visibile il tredici che mi ero scritta anche io.


Vabbè, alla fine le cose che ho omesso non sono poi così tante. 

 

Ora, blateramenti per blateramenti, qualche update degli eventi di swiftiana memoria occorsi in questi sei mesi.

Così, per dirne uno, Grant, il chitarrista capellone che assomiglia sempre di più a un ananas
solo che l’ananas ha il ciuffo verde, mi ha risposto di nuovo su Twitter e, beh, lasciatemelo dire, quello che ha scritto mi ha fatto spisciare dalle risate. Ho anche ricevuto una risposta da Daniel Sadownick, novello membro dell‘Agenzia, professione conguero cuccioloso e sottolineo cuccioloso, e che purtroppo per me si è unito alla band solo a partire dalle tappe americane del tour. Sempre parlando di risposte, ho fatto trenta e ammò famo trentuno, mi ha risposto anche Ashley Sidoti, la moglie dell’altro chitarrista, Paul. Purtroppo poi il web ha pensato bene di fagocitare il tutto e quindi non ci sono prove documentali al riguardo (“non ho nemmeno uno screenshot. Non ho niente di quel tweet. Vive solo nei miei ricordi” avrebbe detto Rose DeWitt Bukater se fosse campata di questi tempi). Stava parlando degli MTV Video Music Awards, quindi le ho chiesto se avrebbe partecipato, visto che coincidevano con il concerto a Los Angeles, e mi ha risposto che no, sarebbe andata al concerto, perché era quello il “real party”. E come darle torto.

In più, ho scoperto che una manciata delle foto che ho scattato quel giorno ha girato i blog di mezzo mondo (stando al conteggio di Tumblr almeno, nientepopodimenoche, quattrocentosessantatre blog). L’ultima volta che ho controllato, una
era finita in Nevada che è, beh, parecchio lontanuccio. Lo dice la parola stessa: “Neh, vada, vada”. Con questo credo di aver toccato il fondo.

Riprendendo le fila del discorso… ah, sì.


Infine, last but not least, ho conosciuto via Twitter una manciata di simpatici Swifties (di cui alcuni erano al concerto, altri addirittura al T-Party, e altri che ancora attendono la loro occasione di vederla live) con cui è divertentissimo cazzeggiare e passare il tempo: c’è chi ti annuncia che hai raggiunto la quota dei tredicimila tweets, oppure ci si augura a vicenda “buon 13 del mese” o “Happy Swift Day”, ancora più convinti di quando ci si scambia gli auguri di Natale, o ci si congratula quando qualcuno sclera perché ha ricevuto una reply da un membro dell’Agenzia, o anche ci si fa compagnia a ore improbabili della notte guardando la diretta oltreoceano di un award show o una video première, o si prende in giro la svampitaggine della ragazza che si perde gli occhiali per casa e le cui operazioni di ricerca certo sarebbero più agevoli se avesse gli occhiali indosso (mio stesso problema, solo che io me li faccio cercare da mio fratello). Insomma, ci divertiamo con poco, il che è ancora più bello.

 

E insomma… così son passati sei mesi. Eppure mi sembra ieri. Sarà che I go back to March 15th all the time.

Che dite, appuntamento qui fra altri sei mesi?

Archiviato in Taylor Swift Speak Now Tour