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UNTIL THE VERY END (LONG LIVE ALL THE MAGIC WE MADE)
Mercoledì, 27 Luglio 2011, 18:43
It was the end of a decade
But the start of an age
Long Live, Taylor Swift
C’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato in tutto ciò. Nel fatto che la saga di Harry Potter sia definitivamente finita, e nel fatto che ora la società si aspetta che io esca nel mondo e viva. Che io non tenti più di prendere il telecomando gridando “accio telecomando”. Che io non tenti più di riempire il bicchiere dicendo “aguamenti”. Che io non dica più “oculus reparo” ogni volta che la vite emo dei miei occhiali piglia e zompa via. Credo che la società, da me, ora, si aspetti troppo. E poi, sono dieci anni ormai che mi addormento creando nella mia testa storie sul mondo potteriano (anche se non ho mai avuto il coraggio di cimentarmi in fanfiction perché quando ci provo qualsiasi dialogo io scriva, anche un banale “ciao, come stai?”, sembra uscito da una telenovela venezueliana) fatte di finali alternativi, personaggi nuovi, crossover telefilmici e incursioni di persone reali, e mi chiedo come la società anche solo pensi di chiedermi un sacrificio di tal fatta.
Le cose, infatti, così si pongono: sette libri, otto film, e ognuno di questi è un mio horcrux. Perché in ogni pagina di ogni libro, e in ogni fotogramma di ogni film, ci ho lasciato un pezzettino d’anima. Ricordi, per lo più. Il ricordo di quando leggevo del signor Dursley e della sua ditta di trapani arrampicata sul davanzale della finestra del pianerottolo a casa di nonna. Il ricordo di quando andammo a vedere Il Principe Mezzosangue, e Monica mi disse che forse sarebbe venuta anche la professoressa di greco del ginnasio. Il ricordo di quando Lorenzo, che aveva cominciato a leggere La Camera Dei Segreti, ci buttò lì che “Hermione muore”, salvo poi venir smentito alla fine. Il ricordo di quando, alzandomi di notte per andare in bagno, una folata di vento chiuse la porta della mia camera e rientrando mi ritrovai Harry che (praticamente a grandezza naturale), dal poster de L’Ordine della Fenice mi puntava addosso la bacchetta facendomi fare un triplo salto carpiato con avvitamento all’indietro dalla paura. Il ricordo di quando a Natale mi regalarono il cd della colonna sonora de La Pietra Filosofale, e lo ascoltammo a pranzo. Il ricordo di quando andai al cinema a chiedere la locandina de La Camera Dei Segreti, che ora è incorniciata ai piedi del mio letto. Il ricordo di quando avevo convertito le bacchette del ristorante cinese a bacchette magiche. Il ricordo delle partitone infinite con il videogioco de La Pietra Filosofale, in giro per il castello a raccatare le gelatine Tuttigusti+1 e a prendere a calci gli gnomi che sapevano solo dire “lassssiami, lassssiami!”. Il ricordo di come ogni volta che devo scrivere l’indirizzo su una lettera o su una cartolina, sia tentata di scrivere anche il sottoscala. Il ricordo di come mamma ci comprò il quarto libro solo perché l’aveva trovato scontato al supermercato. Il ricordo di come attendevo con spasmodica attesa che nonna ci comprasse il libro appena uscito. Il ricordo di come fissavo con aria sognante la pubblicità del primo film sulle pagine di Topolino. Il ricordo di come mi ricordi di ogni ricordo legato a dieci anni di saga (e che smetto di scrivere sennò qua viene fuori una roba lunga quanto il Canzoniere e non mi pare il caso).
Quindi, Brancaleon dai scorcia, e veniamo alle cose interessanti (perché di me che leggevo La Pietra Filosofale sul davanzale di una finestra a nessuno importa), ossia tutte quelle cose che del film mi sono piaciute o su cui abbia trovato qualcosa da dire.
Prima di cominciare, però, ci tengo a precisare una cosa: troppe persone mi hanno ripetuto più e più volte e più volte e più volte che attendevano con ansia il mio post-recensione e quindi, ansiadaprestazionemodeon, questo post fa schifo proprio per quello. E anche perché tutta la roba sentimental-potteriana che vale la pena leggere sta scritta nel post sulla parte uno e dunque avevo ben poco con cui dar colore alle polpette.
Ad ogni modo…
HARRY’S WOUNDROUS WORLD FROM THE SCREEN TO THE BLOG (ENCORE)
And she’s staring at his picture hanging in her locker,
She’s telling all the girls about all the things that he bought her.
I saw what really happened all those time he went for water,
When we were at the movie theatre
Watching Harry Potter.
Definitely Maybe, Fm Static
- Angel in disguise
Se c’era una scena che non vedevo l’ora di vedere era quella di Hermione trasformata in Bellatrix grazie alla pozione polisucco. Fondamentalmente, perché volevo vedere Bellatrix comportarsi come una persona normale. Una bella scena, tutto sommato, anche se non mi spiego come mai all’inzio Hermione-Bellatrix parli con la voce di Letizia Ciampa e nella Gringott parli con la voce di Laura Boccanera. Forse che in questa pozione polisucco 2.0 gli sviluppatori abbiano corretto il bug per cui quello che si trasforma acquista interamente le fattezze dell’altra persona fatta eccezione per la voce? Mistero della fede.
- Noise from the basement
Vedere il drago incatenato nei sotterranei della Gringott-Monte dei Paschi di Hogsmeade, tutto triste, solo, scolorito e malaticcio, mi ha stretto il cuore. E quando i due folletti che accompagnavano il trio hanno cominciato a far caciara per poter passare spiegando che il drago “è addestrato ad aspettarsi il dolore quando sente i rumori”, li avrei presi e sgommati a sangue con un mazzafrusto. Ad ogni modo poi Unci-Unci muore, con sommo gaudio mio e del mio sconosciuto vicino di posto che ha commentato: “alla fine ha avuto quel che si meritava, il capoccione!”.
- The great escape
Throw it away
Forget yesterday
We’ll make the great escape
Won’t hear a word they say
They don’t know us anyway
Watch it burn
Let it die
Cause we are finally free tonight
The Great Escape, Boys Like Girls
“Più sono grossi, più fanno rumore quando ti sfondano il pavimento e il soffitto della banca a testate” dice più o meno l’adagio. La scena in cui il trio fugge dal luogo simbolo del capitalismo magico a cavallo del drago è una delle mie preferite della prima parte del film. Sono una fan di Jurassic Park da più tempo di quanto non sia di quella di Harry Potter e vado in visibilio ogni volta che qualsivoglia lucertolone gigantone riesce a riguardagnarsi la libertà, come il T-Rex ne Il Mondo Perduto. Così, vedere il drago in questione sul tetto della banca respirare a pieni polmoni, prima di spiccare il volo verso la libertà, l’aria fresca che chissà da quanto tempo gli veniva negata, è stato un vero e proprio momento di connessione spirituale col mio spirito animalista e arcosauri-friendly.
- A family affair
E’ un peccato che non si sia trovato spazio per la storia della famiglia Silente: Albus, Aberforth, Ariana. Nemmeno si può dire che sia stata accennata. “E’ sua sorella Ariana, vero?” dice Hermione. Morta giovane, Silente è brutto e cattivo, bla bla bla, fine. “Oh, ma l’anticipo di campionato lo giocano stasera?” sarebbe stato da aggiungere. Della serie, sai quanto ci frega. Che poi, mi dispiace per Jamie Campbell Bower, l’attore che interpreta Grindelwald (personaggio chiave nella storia di Silente): me lo ricordo alla première della parte prima sul tappeto rosso a zompettare con la gamba ingessata, porello, e tutto quello che ha ottenuto è stato un inquadratura di tre decimi secondo nell’altro film e niente di niente in questo. Sono consapevole che se avessero messo tutto il film sarebbe durato otto giorni e mezzo, ma ciò non toglie che più ci penso più me ne dispiaccio, perché è triste che i film appaiano, per quanto belli, così superficiali e francamente un po’ incasinati (ma qua non c’è spazio per l’empatia, perché uno i libri se li deve leggere e non ci sono ragioni che tengano).
- The edge of glory
Nel discorso di ringraziamentomentre accettava il premio per Best Female Video agli MTV VMA 2010, Lady Gaga ha detto una cosa che mi è rimasta impressa: “stasera, mostriciattoli, siamo i ragazzi più cool della festa”. E in questo film il principio è lo stesso. Neville, da bambino outcast, pacioccoso e paffuto, a parte che è diventato un gran figo, è anche diventato una specie di vendicatore tipo Capitan America (e si mangino le mani quelli che non hanno letto i libro, perché di Neville-il-ragazzo-che-poteva-essere-il-prescelto non sanno un tubero). La McGranitt, pure, si scatena. Non fraintendetemi, la McGranitt è sempre stata l’apoteosi del ganzo anche negli altri film, ma è in questo, più che negli altri, che brilla la sua aura da Super Sayan. La scena del duello con Piton può essere descritta con una sola parola: spettacolare. Il dialogo con Neville è esplosivo, e quando porta in vita tutte le statue perché presidino e difendano i confini di Hogwarts, sembra che abbia scartato i regali la mattina di Natale e mi ha fatto ridere muntobè.
- Guilty
Quando tutta Hogwarts, si preparava per la battaglia, un sentimento, nel mio animo di spettatrice, è sembrato prevalere sopra tutti gli altri: il senso di colpa. Ochèi, pare una stupidaggine (va bene, senza pare) ma vi giuro che mi sono sentita in colpa di starmene lì seduta bel bella a guardare mentre loro dovevano fronteggiare l’apocalisse. Avessi potuto, sarei andata là ad aiutare.
- Ghost Whisperer
Harry deve trovare l’horcrux che è legato a Corvonero e quindi si dirige al piccolo trotto verso la sala comune di Corvonero, che secondo me non sa manco dove sta, per cercare qualcosa che non sa cosa sia, né come sia fatto, né dove sia nascosto. Ora, sappiamo tutti che Harry è un gran bravo ragazzo ma ogni tanto il criceto nel suo cervello va in pausa-lattuga, e ciò condiziona di molto i suoi ragionamenti. Così, Harry, se vedi che Luna, studentessa di Corvonero e che quindi ne sa sicuramente più di te, ti corre dietro chiamandoti a gran voce, un motivo ci sarà no? Quindi, invece di cercare di liquidarla in malo modo, perché non ascolti un momentino quello che ha da dire? Nemmeno gli avesse detto “Oh, Harry, ordino la pizza, va bene funghi e farfugno?”, quello l’avrei potuto capire. E infatti. Luna indirizza Harry sulla strada giusta (se non è Hermione è Luna: qualcuno compri un GPS a ‘sto benedetto figliolo) facendogli capire che è con il fantasma di Helena Corvonero che deve parlare. A Harry allora deve essersi accesa la lampadina, o il suo criceto è tornato a girare sulla ruota, non so, perché va di filato a cercare il fantasma senza nemmeno obiettare a Luna il fatto di non avere il numero di telefono di Melinda Gordon.
- Shining like fireworks over your sad empty town
Avete presente la scena di Titanic in cui sparano i razzi bianchi di segnalazione, che esplodono come fuochi d’artificio? Quella scena la trovo stupenda per un motivo: appena il razzo brilla in cielo, viene inquadrata una bambina che guarda in alto contenta come se fosse davvero un bellissimo spettacolo pirotecnico, e subito dopo inquadrano Rose, col volto serio di chi al contrario sa che quella è proprio una gran brutta situazione (video per chi, non avendo visto il film, e ciò è male, non ha idea di cosa stia dicendo). Al cinema a vedere Harry Potter, guardando la scena che ora descriverò, mi è in effetti proprio venuta in mente quella sequenza di Titanic. I professori hanno lanciato incantesimi a protezione di tutta Hogwarts, formando una specie di scudo invisibile. Quando Voldemort dà ordine ai Mangiamorte di cominciare l’attacco, tutti gli incantesimi da questi lanciati si infrangono contro lo scudo e sembrano esplodere come, appunto, fuochi d’artificio. Sennonché non sono fuochi d’artificio, l’occasione è tutt’altro che gaia, e tutto sta andando in malora.
- The unavoidable battle of feeling on the outside
La battaglia per il Fosso di Helm, ma a parti invertite: qua sono i cattivi a scendere di corsa dal dirupo per andare ad espugnare il castello, salvo poi schiantarsi contro lo scudo intorno ad Hogwarts con un effetto simile a quello delle zanzare che vanno a friggersi nelle lampade al led.
- It’s the first kiss, it’s flawless, it’s really something… it’s fearless.
Dieci anni, sette libri e otto film, ma finalmente il bacio più importante della storia del mondo, dopo quello di Giuda a Gesù sul Getsemani, ha avuto infine luogo. Ron e Hermione for the win, gente! Pubblico in visibilio, e applauso di default. Ora che ci penso si è vista solo la capoccia di Ron, ma pazienza. E peccato che sia completamente diverso da quello del libro, ma pazienza. In effetti, “non piangere perché hanno stravolto tutto lo stravolgibile e quello che non c’era davvero bisogno che stravogessero, ma sorridi perché c’è stato” diceva quello.
- Citatio citationis, latino maccheronis
Sottotitolo: nerd alert. Mi domando quanti, in sala, abbiano colto il riferimento starwarsiano, vedendo Ron inseguire i cattivi che scappano, salvo poi fare marcia indietro scappando a sua volta inseguito non già da uno squadrone di Stormtrooper ma dalle fiammate dell’Ardemonio, un pericolosissimo fuoco maledetto. In più, citazione per citazione, il mio fido Umpa-Lumpa Marta mi ha riferito che la battuta di Neville “tu e quale esercito?” è una battuta di Shrek nel primo film della sua quadrilogia, che rivolge al soldato che gli legge il bando di arresto, mentre tutta la compagine di armigeri di questo se l’è giustamente data a gambe.
- When love and hate collide
But the sorrow went too deep
The mountain fell too steep
And the wounds would never heal
‘Cause the pain of the loss
was more than he could feel
He said, “I will always be with you
By the anchor of my sorrow
All I know, or ever knew,
Is I love you, I love you to death”
Love You To Death, Kamelot
Piton ama Lily che ama James. Il triangolo no, non l’avevo considerato. Vi prego di perdonarmi lo squallore di questa battuta, ma erano dieci anni e otto film che aspettavo si presentasse l’occasione propizia per rimarcare all’uopo la somiglianza di Piton con Renato Zero, ed era anche un’occasione per sdrammatizzare perché la storia di Lily e Piton, e il tormento interiore di quest’ultimo, è davvero tanto, ma tanto, ma tanto tanto, triste. Non mi sento di dover aggiungere nient’altro, un po’ perché banalizzerei, e poi perché la canzone dei Kamelot dice già tutto.
- Deer in the headlights
Tell me again was it love at first sight
When I walked by and you caught my eye
Didn’t you know love could shine this bright
Well smile because you’re the deer in the headlights
Deer In The Headlights, Owl City
Si, lo so, coerenza zero: tre secondi fa avevo detto che avrei lasciato che fossero i Kamelot a parlare al posto mio, ma quando ho rivisto la scena in cui Piton evoca il patronum, una cerva, proprio come quello di Lily, non ho potuto fare a meno di farmi venire il magone.
Silente: Dopo tutto questo tempo?
Piton: Sempre.
Sniff.
- Stupidest girl in the world
Ochéi, forse questa canzone di Andrea Corr che funge da titoletto è un po’ estremista, ma il fatto è che non ho mai potuto soffrire Ginny Weasley, quindi la cosa poco mi tange. La questione, comunque, è che quando Hagrid torna al castello tenendo in braccio l’inanimato corpo di qualcuno, e per di più seguito da uno stuolo di mangiamorte e da Voldemort himself, ho capito che Ginny sarà pure nella fase di negazione teorizzata da Elisabeth Kübler-Ross, ma era proprio necessario chiedere “chi è quello che Hagrid porta in braccio?”. Insomma, Hagrid porta in braccio un fagotto vestito con una giacchetta color pantegana da baldo settantottenne, mettiti il cuore in pace che quello che porta è Harry, l’unico diciassettene del mondo a vestirsi in quel modo.
- Duel of the fates
The battle’s in your hands now
But I would lay my armor down
If you’d say you’d rather love than fight
So many things that you wish I knew
But the story of us might be ending soon
The Story Of Us, Taylor Swift
Ma è ora giunto il momento dell’incontro clou della serata! In quest’angolo, dall’orfanotrofio Wool’s, Londra, Inghilterra, in tunica nera da Monica di Monza, Lord Voldemort! E, nell’altro angolo, in giacchetta color topo morto, da Godric’s Hollow, Inghilterra, il ragazzo che è sopravvissuto, Harry Potter! MI sono presa la libertà di riadattare per l’occasione la telecronaca iniziale di “Hurricane - il grido dell’innocenza”, per farvi entrare nel vivo dell’azione. Immaginatevi una bella musica drammatica, una cosa come “papum, papum, papum”, una marcia o qualcosa del genere, non è ancora stata scritta e seguitemi. Dunque. Duello di bacchette tra Harry e Voldemort. Quella di Harry spara un getto di luce rossa, quella di Voldemort spara un getto di luce verde. Io è dal quarto film che penso che i colori debbano essere invertiti (sapete, le spade laser: rosse i cattivi, verdi i buoni) ma tant’è. Il combattimento poi si sposta su una torre del castello e Harry, dopo aver proclamato solenni parole, acchiappa Voldemort e leapoffaithallaEzioAudiore, si butta di sotto.
Waiting for the end to come
Wishing I had strength to stand
This is not what I had planned
It’s out of my control…
Flying at the speed of light
Thoughts were spinning in my head
So many things were left unsaid
It’s hard to let you go…
Waiting For The End, Linkin Park
Ora, a parte che non ho capito a che pro, visto che spatasciarlo per terra non è certo un modo per far fuori il più grande mago oscuro di tutti i tempi ma solo un modo per autoprocurarsi tanta bua visto che Harry non vola e in sei anni ha imparato solo l’expelliarmus e dubito che tale incantesimo sia in grado di evocare un tappetone elastico a pianterreno o una lattina di Red Bull che, come è notorio, mette le ali. Fatto sta che Voldemort non ha alcuna intenzione di spiaccicarsi e quindi si fanno un bel giro panoramico di tutto il castello con le Dark Lord Airlines, regalandoci a nostro uso e consumo delle facce tipo queste e francamente non ne vedo l’utilità. Infine, atterrano malamente nel cortile della scuola, e riprendono il combattimento con le bacchette. All’interno della scuola Hermione e Ron stanno ancora cercando di uccidere Nagini, il serpentone di Voldemort che è anche un horcrux, ma siccome di due non ne fanno uno, arriva Neville and saves the day. Voldemort si sgretola come un affresco di Pompei sotto il ministero di Bondi e tanti saluti. La guerra è finita, andate in pace.
- What if
it’s entirely possible that an EVEN BETTER use of the Time Turner would have been 86ing Voldemort when he was like 2. #Potter
Questo scriveva Amos su Twitter in pieno delirio post-potteriano. Ed è del tutto condivisibile, se non fosse che utilizzare la giratempo per far fuori Zio Voldy quando aveva tipo due anni scatenerebbe le ire del professor Zapotec e infinite disquisizioni etiche sull’uccidere un marmocchio, pur sapendo che un giorno sarebbe diventato il mago oscuro più oscuro di tutti i maghi oscuri che si sono avvicendati nel mondo magico. Tuttavia, nonostante le obiezioni di nonsense temporale che potrebbe portare un’affermazione del genere, credo sia interessante lasciar galoppare la fantasia e immaginare in che modo la morte di Tom Riddle infante avrebbe potuto influire sul mondo magico come lo conosciamo. Un po’ come quando ci si chiede come sarebbe stato il corso della storia se Hitler, nel 1939, non fosse miracolosamente scampato all’attentato nella birreria di Monaco.
- Death and all his friends
Sarà che le hanno trattate in maniera estremamente soft, ma non è che le morti degli ottomila personaggi che hanno tirato le cuoia (considerando che muore pure chi sul libro è del tutto vivo, giulivo, e vegeto) mi abbiano particolarmente colpito. Mi hanno fatto tenerezza Lupin e Tonks, quello sì, ma a onor del vero sono rimasta più sconvolta quando è morta Edvige.
- This is the way it ends
L’epilogo, ambientato diciannove anni dopo, era la scena la cui resa mi spaventava di più. Avevo il terrore, infatti, che li invecchiassero così malamente da farli sembrare una manciata di nostri senatori a vita. E invece così, per fortuna, non è stato. Harry, nonostante quelli che affermano la sua incredibile somiglianza, da quarantenne, con Paolo Bonolis, è stato reso molto bene e mi è piaciuta la sua interazione col pargolo. Certo, l’unica il cui invecchiamento rasentava la perfezione era Ginny, ma questo solo perché lei sembra vecchia anche da giovane. E comunque vorrei sapere chi ha pensato di vestirla tutta di pelle. Bleargh. Per quanto riguarda Ron, pare che in diciannove anni non abbia affatto smesso di praticare la sua attività preferita, cioè mangiare, e sebbene abbia sperato fino all’ultimo di vedere alla stazione di King’s Cross una specie di Kevin McKidd, non era affatto male. Anche Hermione mi è piaciuta, sebbene fosse quella che mi sembra sia cambiata meno e più che la madre di sua figlia sembrava la sorella maggiore. Ora, sono consapevole che quello che sto per dire sia una specie di eresia, ma mi è piaciuto molto di più l’epilogo cinematografico (seppur troppo breve) che quello cartaceo. L’epilogo del libro mi dà l’impressione di essere stato scritto a tirar via, con un sentimentalismo francamente un po’ fastidioso e dei dialoghi che rasentano l’assurdo: sembra che, lì sulla banchina della stazione in attesa dell’Espresso per Hogwarts, i genitori dei marmocchi ne approfittino per spiegare tutto quello che verosimilmente avranno avuto modo di raccontare al pargolame negli undici anni precedenti. Occhio a Thestral, nonno Arthur non ti perdonerebbe mai se sposassi un purosangue, se non finisci a Grifondoro ti diserediamo… Poco ci manca che gli abbiano detto di avere i poteri magici mentre aspettavano il treno.
- Let’s hear the applause (the crowd went wild)
Quando guardo i film nella fortezza della solitudine che è la mia cameretta, mi capita di applaudire, mi capita di urlare allo schermo quando un personaggio fa qualcosa di palesemente stupido, mi capita di dare suggerimenti o di commentare sdegnata comportamenti ignobili, e via di questo passo, senza un contegno alcuno. Al cinema, invece, ho un limite di sopportazione di circa un decimo di secondo nei confronti del parlottare della gente, dopodiché gli occhi mi si cominciano ad iniettare di sangue e strapperei volentieri l’anima a morsi a tutti quelli che fanno rumore. Questa politica licantropica tuttavia cambia radicalmente quando si tratta di applausi. Non capita spesso, ma quando la sala applaude, è come se la visione del film diventasse perfetta, come se si completasse. In questo film, la sala ha applaudito due volte. Due volte e mezzo, va. Il primo applauso è partito col bacio tra Ron e Hermione (e ci mancherebbe). Il secondo applauso, sentito e commosso, alla fine del film. Un accenno di applauso, infine, allo scurirsi dello schermo appena prima dell’epilogo, e questo perché la gente si ostina a non leggere i libri e pensava fosse finito lì. I libri bisognerebbe tirarglieli in testa.
- End credits
E’ stata l’ultima volta che ho visto scorrere i loro nomi, tutti insieme e uno dietro l’altro, sullo schermo di un cinema. Questa cosa fa un certo effetto, sapete?
LONG LIVE (THE WALLS WE CRASHED TRHOUGH)
Don’t say goodbye
Cause I don’t wanna hear those words tonight
Cause maybe it’s not the end for you and I
And although we knew
This time would come for me and you
Don’t say anything tonight
If you’re gonna say goodbye
Say Goodbye, Skillet
Non è che augurare lunga vita e dire addio sia una contraddizione in termini. In effetti, abbiamo dovuto dirgli addio per potergli augurare lunga vita. Abbiamo dovuto dirgli addio per far sì che l’euforia che ci ha pervaso all’uscita di ogni nuovo libro e di ogni nuovo film si tramutasse in un sentimento più profondo e stabile, e fedele. Abbiamo dovuto dirgli addio perché un giorno potessimo vederlo assurto a gloria imperitura. Abbiamo dovuto dirgli addio perché un giorno possa essere ricordato. Abbiamo dovuto dirgli addio perché potesse essere l’inizio di un’epoca. E da adesso in poi, ogni volta che le future generazioni sfoglieranno i libri o vedranno il logo della Warner Bros scomparire nel fumo, allora sapremo che la magia non è mai è stata più reale di così.
Per quanto mi riguarda, Harry, grazie: mi sono divertita un mondo a combattere i draghi con te.