Nightfall On The Grey Mountains

If you're lucky enough to be different, don't ever change

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POMELLI D’OTTONE E MANICI DI SCOPA

Mercoledì, 22 Giugno 2011, 23:11



Prodi e fieri all’ultimo sol verso il monte di Erinor

unica via per arrivar là dove l’aria di morte sa

fango, paludi… resti di un regno che da millenni paura fa

il nero demone urla il suo odio, l’ultima guerra vuol vendicar


Guardiani del destino, Rhapsody of Fire

 

Voglio un cappello e voglio un pomello! Voglio aprire una porta e trovarmi nell’HSBC Arena di Buffalo, per dirne una… o anche dentro un frigorifero va bene.

Questo mi veniva da proferire il giorno dopo aver visto il film “I guardiani del destino” o “Adjustment bureau” che dir si voglia, se l’intenzione è quella di apparire estremamente colti agli occhi della platea cui ci si indirizza. Ora, la seconda parte della proposizione, che per me avrebbe significato trovarmi di nuovo nello Speak Now World Tour, non vi tange. La terza parte della proposizione, che fa pendant con quello che andavo proferendo l’estate scorsa, ossia che avrei avuto meno caldo se avessi vissuto in forno a legna, non vi tange anch’essa. A onor del vero non tange neanche me perché sebbene il volersi trovare in un frigorifero era riferito al fatto che avessi caldo, in effetti non avevo ancora così caldo da dover trovare drastici rimedi alla canicola estiva. Questa terza parte di proposizione potrebbe allora essere letta in chiave mangereccia, che sarebbe allora invero coerente in riferimento a qualsiasi periodo dell’anno in cui io mi trovi, ma si tratterebbe di un lavoro interpretativo del tutto superfluo, visto che in questa sede le macchine refrigeratrici non ci interessano proprio. Ergo, vi invito a rivolgere la vostra attenzione alla prima parte della proposizione, perché tanto solo quella c’è rimasta: un pomello e un cappello. E adesso vi spiego pure perché.

 

[Un dollaro contro un cento che non c’è manco un spoiler. Niente, in effetti, che non sia già scritto nella brochure del cinema. Brochure. Mi piace dire brochure. “Barista, per me cappuccino e brochure!”]

 

Dunque.

Nel film “I guardiani del destino” o “Adjustment bureau” che dir si voglia, Matt Damon è un candidato al Senato dello Stato di New York, e ciò alza di molto i miei standard senatoriali fermi ad Andreotti e alla Montalcini, che si innamora come una pera cotta di Blunt, Emily Blunt (che essendo inglese si merita almeno una presentazione alla 007), ma un branco di rompipalle in giacca, cravatta e cappello fa di tutto per tenere separati i due piccioncini allo stesso modo in cui qualche mistica forza superiore mi tiene sapientemente separata dalla voglia di studiare. Ora, detti figuri in giacca, cravatta e cappello, oltre ad avere un impeccabile gusto nel vestire, hanno anche un’altra peculiarità molto peculiare: essi sono, nientepopodimenoche, coloro che si premurano che tutto si compia secondo “il piano”, che è stato scritto per ogni singolo essere umano. Così, quando uno si versa il caffé addosso, quando gli zompa la connessione a internet (la qual cosa è capitata a me nel mentre che scrivevo proprio questo post, guarda tu il caso) o si perde le chiavi, o mentre è alle poste perché deve inviare un pacco ad un amico che abita a Messina si trova davanti nella fila un vecchietto che racconta tutta la sua vacanza in Umbria, di quanto è bello, di quanto tutto sia pieno di verde, però purtroppo il mangiare non l’ha molto soddisfatto e per tornare a casa è passato da Norcia e Gualdo Tadino, ebbene, tutti questi piccoli accadimenti altro non sono altro che “aggiustamenti” del percorso nel mondo della singola persona in questione. Ti versi addosso il caffè, torni a casa a cambiarti, perdi l’autobus e arrivi al lavoro dieci minuti più tardi, perché cuscì c’ha da esse e basta. E tutto vaaaaa, come deve andareeeee. Ora, questo team di Bob l’aggiustatutto, noto anche come il Presidente, è composto di “agenti” che campano di più degli esseri umani normali, come peraltro già fanno tranquillamente i già citati Andreotti e Montalcini, e si muovono nel substrato nel mondo proprio grazie ai cappelli che indossano (che magari nell’edizione dvd della director’s cut si scopre essere in grado anche di smistare le case di Hogwarts), e alle porte Garofoli, il cui pomello girato in senso orario permette di saltellare bel belli di qua e di là attraverso tutte le porte del globo (l’ideale per andare in vacanza: attraversi la porta della tua cameretta e ti ritrovi nell’atrio del Taj Mahal senza che ti sbatti di andare all’anagrafe a rinnovare il passaporto), mentre se girato in senso antiorario permette agli agenti di tornare alla base, ossia un enorme palazzone pieno di uffici che pare la motorizzazione di Udine. Ora, il piano prevede che Matt Damon e Emily Blunt non stiano insieme, per la barba di Belzebù, ma siccome loro sono di coccio e del piano se ne fottono, tutta la motorizzazione di Udine è in fermento e i guardiani cercano di ostacolarli in tutti i modi: dirottando i taxi, manipolando le menti, nascondendo i telecomandi, sintonizzando i citofoni delle case sulle frequenze di Radio Maria e altri espedienti sì malvagi. Riusciranno i nostri eroi… ma vabbè, insomma, se ben ricordo a noi interessavano i pomelli e i capelli.

Se io avessi un pomello (a casa mia tutte maniglie, quelle dell’amore comprese) e un cappello di quelli (dunque non come il mio, che non è magico, ma solo della Juventus) mi darei alla pazza gioia. Per cominciare, ogni qual volta si renda necessario recarmi nella città dimenticata da Dio, Macerata, senza l’ausilio di mezzi di trasporto pubblico, potrei finalmente guidare su quelle strade che pare di stare sul Katun di Mirabilandia senza rischiare di far tornare su il pranzo di Pasqua del ’96. Ecco, fondamentalmente lo userei per questo. Il che è molto triste, lo so, però qua si tratta di sopravvivenza, oltre che nella giungla che conduce a Macerata, anche nella giungla maceratese in sé. L’ultima volta che sono stata su (in verità giù, perché si trova a sud di Jesi, ma in effetti più in alto, quindi su) stavano asfaltando la via sopra casa mia, ed era tutta una deviazione. La rotatoria davanti allo Sferisterio era un girone infernale: i segnali stradali scintillavano al sole e abbagliavano gli sventurati viandanti conducendoli verso la morte. Scene apocalittiche in ogni dove. Centinaia di migliaia di macchine, disposte una sopra l’altra in otto file in cui ognuno cercava di passare prima dell’altro, per poi infilarsi in stretti pertugi e in oscuri budelli asfaltati cercando di immettersi nel rettilineo del corso. Per quanto mi riguarda, dopo aver provato l’ebbrezza di incastrarmi nella rotatoria, mentre cercavo parcheggio tentando nel contempo di non allontanarmi troppo dalla zona in cui abito, mi sono persa almeno tre volte, ma con sommo gaudio ho scoperto che tutte le strade maceratesi, anche la più infima mulattiera, conducono a Corso Cairoli. Infine, per uscire da Macerata e tornare alla civiltà esina, ho per forza di cose dovuto chiedere indicazioni al vigile perché non avevo la più pallida idea per dove fare rotta. Per cui sì, un pomello e un cappello, e il gioco è fatto.

Poi, ovviamente, pomelli e cappelli di tal fatta costituirebbero degli ottimi ausili agli edonistici propositi di cui sopra: aprire una porta e trovarsi a zompettare ad un concerto, aprire una porta e trovarsi nel frigorifero a fare man bassa di culatello. Tra l’altro, pomello e culatello fanno anche rima, e ciò prova inequivocabilmente che un uso sì fatto del pomello non costituirebbe abuso di poteri in vista di egoistici scopi pappatori.

Ora, il film mi ha considerevolmente sollazzato, ma ammetto di essere stata in parte delusa: citavano il Presidente di qua e il Presidente di là, e in due ore non s’è mai fatto vedere. Tanto ero frustrata, alla fine, che mi sarei accontentata di un Presidente a caso: anche la Marcegaglia sarebbe andata bene.

Fondamentalmente, però, il film mi ha galvanizzato: un po’ per via del fatto che c’erano due tra i miei attori preferiti, e un po’ perché mi ha fatto assumere tutto un atteggiamento di sacro rispetto nei confronti dei pomelli, per cui ogni volta che incapperò in uno di questi tenterò di usarlo per dirottare la mia persona verso altri lidi a me congeniali. Un po’ come quando apro l’armadio e spero mi catapulti a Narnia. In effetti, ogni volta che apro l’armadio non trovo mai niente, quindi tanto vale che lo usi per andare in vacanza. 

Per concludere, confesso che l’unica ragione per cui esiste questo post, oltre che per rendervi partecipi del mio nuovo, reverenziale piglio nei confronti dei pomelli, è dovuta al fatto che mi ero innamorata del titolo che ho messo e pur di non farlo perdere nell’oblio ho scritto questa… cosa. Yay me.

P.S. Il tipo con il cappellino blu, dei New York Yankees quello li sei tu, mi sa che anche al cesso, te lo tenevi su.