Nightfall On The Grey Mountains

If you're lucky enough to be different, don't ever change

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SONG BENEATH THE SONG (MAKE YOUR OWN KIND OF MUSIC)

Venerdì, 08 Aprile 2011, 00:25

 

 

 

Life’s a show

And we all play our parts

And when the music starts

We open up our hearts.

It’s all right

If some things come out wrong

We’ll sing a happy song

And you can sing along.

 

Sarah Michelle Gellar, Something To Sing About (Buffy 6x07 - Once More With Feeling)

 

 

 

 

March 31st, 2011

 

“Devo dipingere una parete grande, ci vuole un pennello grande” diceva l’imbianchino conciato come Fausto Coppi il giorno della lavatrice. “Non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello: cinghiale!” rispondeva solerte il vigile, mostrando alla telecamera il pennello che aveva in mano, col quale probabilmente stava dirigendo il traffico al posto della paletta tradizionale perché altrimenti la pubblicità non avrebbe portato pari. 

 

Ora, ho citato la pubblicità preferita da mio cugino piccolo (o, se non proprio preferita, sicuramente quella che reinterpreta più spesso) probabilmente perché, mentre scrivo queste righe, sono le 2.27 di notte e non ci sto più tanto con la testa, ma fondamentalmente perché volevo farne una mezza parafrasi per introdurre l’argomento. Mi rendo conto solo ora (che sono le 14:05) che la cosa ha molto poco senso, ma su per giù voleva essere una roba tipo “devo assistere ad un grande evento, ci vuole un gran… uhm… una grande, un… una … boh….”.

 

Fate conto che non abbia detto niente e ripartiamo da qui. 

 

Dunque dunque.

 

Take two:

 

Quando, a novembre, sono cominciate a circolare le prime voci su un eventuale episodio musical di Grey’s Anatomy, ero combattuta tra due stati d’animo completamente contrastanti: da una parte erto totalmente euforica perché adoro le sperimentazioni telefilmiche, dall’altra ero assolutamente convinta che il rischio che dopo sette stagioni Grey’s saltasse lo squalo fosse pericolosamente alto.

 

Ad ogni modo la sana curiosità ha ben resto preso il sopravvento sullo scetticismo e sul pensiero fisso che, come la corazzata Potemkin di fantozziana memoria, potesse essere una cagata pazzesca, e ho quindi pensato bene, il giorno della messa in onda americana sulla ABC di guardarlo in diretta streaming su internet (sono del tutto consapevole del piattume della mia vita), trattandosi infatti non tanto di un evento, quanto dell’evento, come a suo tempo feci per la première del videoclip di Mine (evento, anche questo, per cui gli articoli indeterminativi sono stati categoricamente banditi).


Ora, giacché ho citato Mine, come dissi proprio nel post relativo, mamma controlla gli orari sonno/veglia dei suoi due teneri virgulti come un funzionario di Trenitalia controlla l’obliterazione del titolo di viaggio. Anzi, peggio. Se non timbri il biglietto, la casacca verde massimo massimo ti redarguisce e ti fa una multa, mentre mamma, se nota che non siamo andati a dormire ad orari vagamente umani, si trasforma in una specie di mostro mitologico che ti urla contro con l’occhio iniettato di sangue. Il che fa abbastanza paura. Fortuna volle, come la volta scorsa, che mamma avesse il turno di notte, e quindi la mia veglia telefilmica sarebbe stata totalmente antisgamo da parte della genitrice barra vigile urbano. 

 

L’altra volta avevo allestito la postazione audiovisiva nel bagno vicino alle camere da letto, forte del fatto che la luce che filtrava da sotto la porta fosse un chiaro segno che il bagno fosse occupato e a nessuno (cioè, per esclusione, a mio padre, dato che mamma lavorava e mio fratello era al corrente della situazione) sarebbe venuto in mente di bussare o di sollecitarne la liberazione perché sarebbe andato dritto filato nell’altro bagno senza sospettare alcunché. Che poi, che c’era da sospettare? Credo che vegetare sopra la tazza del water sia un diritto costituzionalmente garantito. Tra l’altro, se avesse bussato o detto qualcosa, non avrei potuto sentire a causa delle cuffie altamente isolanti con le quali mi sparavo tutto il mio iTunes a palla per ingannare l’attesa, di conseguenza non avrei potuto rispondere, facendo quindi instillare il dubbio nel genitore che là dentro ci fossi morta e fossi già stata divorata dai pastori alsaziani. Quindi il fatto di avere due bagni si  rivelato una risorsa molto più che fondamentale.

 

Per il Grey’s Anatomy Music Event, invece, poiché i tempi sarebbero stati molto più dilatati   rispetto alla première del videoclip (per cominciare sarebbe iniziato un’ora dopo rispetto all’altra, e Grey’s dura già quaranta minuti, senza considerare la pubblicità, che sulla ABC viene trasmessa molto più spesso che su Mediaset, e questo dice tutto), ho deciso che era d’uopo che mi accampassi prima in cucina per poi spostarmi, intorno alle 2:30, nella stanza adiacente che fa da anticamera al secondo bagno. Come sopra: mio fratello sapeva, mamma lavorava e se babbo avesse dovuto fare qualche versamento in banca, sarebbe andato nel bagno vicino alle camere, senza che potesse fare “tana per Darthy” in qualsiasi maniera. 

 

Nel mentre che aspettavo, rompevo le scatole a Monica, imbrattandole la bacheca di Facebook e importunandola in vario modo, per esempio rendendola oggetto di un pesce d’aprile, blaterando commenti a caso e sostanzialmente facendo il countdown insieme, dato che anche lei stava alzata per la diretta perché dopo anni e anni e anni in cui mi ha costretta a vedere la cricca di Dosone, sono riuscita a convertirla a roba di qualità meno infima.

 

Comunque, ridendo, scherzando e importunando, si sono fatte finalmente le tre. Considerate che io ero tipo in coma alle nove dal sonno: vi lascio immaginare in che condizioni posso essere arrivata fin lì.

 

Ad ogni modo, coma o non coma, mi sono goduta l’episodio, sono andata a dormire alle 4.30 e le carenze di sonno si sono manifestate pesantemente il giorno dopo quando davanti ad un autoconcessionario ho letto “uso il granito” anziché “usato garantito”.


Ora, lasciando da parte le rocce ignee intrusive felsiche, beccatevi il post barra recensione barra parere assolutamente non richiesto sulle cose che mi sono piaciute o meno, ma tanto sapete che blaterare  l’attività in cui riesco meglio.

 

 

[*Warning* Spoiler Alert. Read At Your Own Risk]

 

 

 

- Wreck of the day

 

Dovete sapere che io amo i cliffangher. Ma li amo un bel po’ un bel po’. Infatti credo di essere l’unica persona al mondo ad aver apprezzato il finale di “Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma”. Il fatto  che l’episodio di Grey’s precedente a questo  era finito con uno di quei cliffangher col botto che wow! Direte voi: se un cliffangher non  col botto, che cliffangher ? Appunto. Ma il fatto è che qui si parla letteralmente. Il music event si apre infatti con l’incidente d’auto che vede coinvolte Callie e Arizona perché la seconda, che sta guidando, si é dimenticata che una delle cose fondamentali che si fanno mentre si é al volante é guardare quella cosa lunga e asfaltata che mi dicono si chiami strada, e blaterando proposte di matrimonio finiscono dritte contro un camion. Sbam! Callie ha praticamente sfondato il parabrezza con una craniata, e nonostante la drammaticità della scena non ho potuto fare a meno di pensare “Carglass ripara, Carglass sostituisce”. Si, lo so, ho sempre brillato per sensibilità ed empatia. 

 

 

- Opening theme

 

La sigla di Grey’s Anatomy era una delle migliori in circolazione, che coniugava perfettamente la trama del telefilm: il fattore medico e il fattore “soap opera”. Ultimamente però pare che in America non vada più di moda trasmettere le sigle per intero, e quando la versione ectoplasmatica che Callie vede di sé stessa (con una craniata del genere mi pare il minimo!) intona “Cosy in the rocket” sembrava di essere tornati ai bei tempi. L’andazzo canterino dell’episodio, in effetti, é giustificato dal fatto che, vabbé, Shonda Rhimes s’é lasciata indurre in tentazione dalle doti vocali del Tony Award Winner Sara Ramirez, ma fondamentalmente perché con l’incidente Callie sbarella un tantino. 



-
Μῆνιν ἄειδε, θεά (Cantami o Diva)

 

Ma qui la morta poesì resurga,

o sante Muse, poi che vostro sono;

e qui Calïop alquanto surga,

 

seguitando il mio canto con quel suono

di cui le Piche misere sentiro

lo colpo tal, che disperar perdono.

 

La Divina Commedia: Purgatorio Canto I, Dante Alighieri

In questa scena la spasa di medici ad aspettare l’ambulanza è di tal fatta che probabilmente oltre a tutti i dottori del Seattle Grace Mercy West ci sono anche tutti quelli del San Raffaele di Milano e, ma sì, del Murri di Jesi. Sarà stata una giornata fiacca, visto che stanno lì in tredici, boh. Comunque, quello che ci interessa è altro. L’ambulanza scarica Callie/Picasso che rantola qualcosa ai colleghi che l’attorniano: “Calliope vuol dire musica”. Bella roba, ho pensato. Perché diavolo adesso Callie comincia a parlare come Tarzan, in terza persona? Che cagata hanno fatto? Giuro che ci ho rimuginato tre giorni, poi mi sono resa conto che in inglese era “means”, ossia “significa”, mica “wants to say”.  Mi sono resa altresì conto di aver buttato nel cesso cinque anni di Classico, perché dovevo arrivarci subito: la frase “Calliope vuol dire musica” si riferiva al significato in greco del nome Calliope, musa della poesia epica ispiratrice di Omero per l’Iliade e l’Odissea. A voler essere pignoli “Calliope” significa “colei che ha bella voce” ma chissenefrega: è comunque una genialata e il collegamento con la musica è evidente! Intanto, se la cosa vi può interessare, la canzone che Callie/Casper ha cominciato a cantare adesso è “Chasing Cars”, in cui dopo si aggiungeranno Owen e la Bailey.

 

 

- And if you ask me I will stay 

 

Nell’episodio ventiquattro della quinta stagione, George era finito spiaccicato sotto un autobus. Raccolto con paletta e scopettino e portato in un secchio al Seattle Grace, Owen diceva: “Ci siamo noi, mi senti? Sistemiamo tutto ma non ci lasciare!”. Ovviamente George ha tirato le cuoia. In questo episodio, mentre trasportano Callie in barella, sempre Owen dice “Torres? Resta con me. Mi hai capito? Resta con me”. Credo che ci sia stata una grattata generale coast to coast. Subito dopo questa formalità anche lui si mette a cantare “Chasing Cars” e qua arriva il primo “what the fuck” di una lunga serie, perché se Callie era piuttosto sconvolta dal suo doppio canterino ma se ne era tipo fatta una ragione, quando si dà al musical pure il bel rosso, la dottoressa mette su una faccia terrorizzata che si chiede cosa cacchio stia succedendo pure a quegli altri: what the fuck, appunto.

 

 

- Hail Holy Queen

 

PieraPi Addison in trenta secondi  arrivata con l’elicottero. Ce l’aveva dentro la borsa?


Addison, la dea della chirurgia neonatale, arriva con l’elisoccorso strafigherrima come il tizio della Coca Cola Zero, fa un cazziatone a Lucy guardandola con occhi di ghiaccio e poi praticamente scompare. “What the fuck” (e siamo a due) da parte mia. Boh, richiamano Kate Walsh (Kate Walsh, mica l’ultima dei pirla) e la ficcano sullo schermo per soli tre minuti. Nemmeno gli sceneggiatori di “Occhi del cuore” sono così balordi: sono convinta qualsiasi autore di fanfiction sarebbe stato in grado di gestire, in un contesto del genere, un personaggio di tale caratura molto più sapientemente. Della serie: con trenta mila lire il mio falegname la fa meglio. Ciò non toglie che Addison è sempre Addison.


- Relax, take it easy

Scena concitata in cui tutti i primari litigano: “le serve il bypass!”, “ma il bambino morirebbe per ipotermia!”, “ma c’ il rischio di emorragie!”, “ma il cuore non  abbastanza stabile!”, “chi ha parcheggiato nel mio posto auto?”, “non guardare me, ciccio, io sò arrivata in elicottero!” e via di questo passo. Allora Owen prende in mano la situazione e zittisce tutti iniziando a cantare “How we operate”. Ora, se si fosse trattato di un film Disney la scena in sé sarebbe stata pure figa, ma siccome questo musical prende le mosse dal fritto misto di pesce che è diventato il cervello di Callie, ti viene da chiederti, se è del tutto lecito che tutti cantino quando l’ectoplasma è nei paraggi, perché diavolo cantino quando Callie non c’è. Forse il fantasma di Callie aleggia felice, fluttuante e canterino in tutte le corsie dell’ospedale? Forse il fantasma di Callie, per contratto, prende una royalty ogni volta che qualcuno intona qualcosa? E quanti soldi farebbe con me, che canto, facendo innervosire tutti i cani del circondario, ogni volta che ne ho l’occasione? E se uno è “pon-pom”, quando sono due bisogna dire “pom-pon pom-pon”? Questi sono i quesiti che mi assillano.

 


- Clash of the titans

Come certo avrete capito, questo episodio è stata la fiera del what the fuck, di qualità peraltro non inferiore a quelli made in Cereal Guy o a quello bello e puro che ti scappa quando leggi che il saldo della Postepay è consultabile via internet solo fino alle 23:30. Qua Arizona e Mark litigano di brutto sul da farsi: salvare o non salvare il bambino, che vorrebbe  dire rischiare o meno che Callie stiri le gambe. Il fatto è che, paradossalmente, Arizona insisteva nel voler salvare anche il bambino, cercando di assecondare in tutto e per tutto il desiderio di Callie (that’s love) che tra l’altro ci aveva sfracellato le palle tutta la sesta stagione con questa storia del marmocchio e per quel motivo si erano pure lasciate, mentre Mark, peraltro è figlio suo, affermava che bisognava pensare solo a Callie. Guardando la scena, pensavo “ma non  che ‘sti due rintronati hanno letto male il copione e si sono scambiati le battute per sbaglio? Quand’è successo che hanno invertito le priorità? Si sono presi una botta in testa? Sono sotto l’effetto di qualche sostanza psicotropa?”. E poi se ne dicevano di tutti i colori: la prima volta che l’ho visto ho pensato “poffare, qua volano parole salaci”, ma ovviamente, essendo entrambi i miei due pupilli, va da sé che non avrei preso le parti di nessuno. Ora, blateramenti per blateramenti. Avete presente questa scena di Scary Movie 3? Ebbene, quando Arizona dice “beh, tutti vogliamo che viva, ma come sarà la sua vita se si sveglia e il bambino è morto?”, non è che servivano grandi doti di preveggenza per indovinare cosa avrebbe risposto Mark (“e come sarà la sua vita se muore?”), ma giuro che per un attimo ho davvero temuto che rispondesse “E come sarà la sua vita se si sveglia morta?”. Ovviamente in quel nanosecondo ho recitato a memoria tutto il film.

 

 

- Under the influence of love

 

Ochèi, questa  stata una trashata pazzesca. E seguirono novantadue minuti di “Shonda, di che acidi ti sei fatta?”. Sembrava di essere in un film Disney vietato ai minori. Se l’inizio della scena poteva avere un senso, con Callie che sogna questa specie di deja-vu (consapevole del fatto che si trattasse di un deja-vu) dell’attimo prima dell’incidente e parla con Arizona dell’amore, mettendosi poi a cantare la canzone più irritante che potevano scegliere (Running on sunshine), mi chiedo a che cacchio servissero (mi chiedo più che altro per quale ragione Callie se le sogni) le scene con tutti gli altri in preda agli ormoni a fare serenate piщ o meno esplicite (Teddy e Henry, ommioddio, credo di aver perso la mia innocenza) a rotolarsi sui letti o sui piani della cucina. Di questa scena, comunque, salvo solo tre cose: la faccia di Arizona quando Callie comincia a cantare, che ha stampato in fronte uno dei tanti “what the fuck” dell’episodio, Eli l’infermiere spasimante della Bailey che giа è figo figo figo di suo in condizioni normali, figuratevi quello che è quando balla e Mark addormentato sulle gambe di Lexie, che è la cosa più tenerosa del mondo.



- Why would you wanna break a perfectly good heart?

 

E‘ strano, considerati i miei standard, che non abbia tirato fuori nemmeno un fazzoletto guardando questo episodio, ma ciò non toglie che per metà del tempo abbia sentito l’irrefrenabile istinto di andar lì ad abbracciare qualcuno. Per esempio Mark, seduto lì da solo sulle scale con gli occhietti da cucciolo che si asciuga le lacrime non appena entra Lexie (minuto 3:00). O Arizona, che al capezzale di Callie dice che Mark ha ragione sul fatto che lei legalmente non è niente, il che è una cosa “folle, perché io mi sento tua moglie. Mi sento la madre del nostro bambino…”. Appena incrocio Floppy, il mio gatto, abbraccio lui per compensare.

 

 

- Your hands in mine

Io sono patologicamente soggetta agli “aaawwww”. Vedo un gattino? Aaawwww. Un cagnolino? Aaawwww. Una Sachertorte? Aaawwww. Così, quando nella galleria sopra la sala operatoria Callie/Casper appoggia la sua mano su quella di Arizona, mi è partito l’aaawwww di default (minuto 3:41).


- When you look me in the eyes

 

PieraPi Cioè, veramente…. Eric e Jessica, io vi amo! #GAMusicEvent


E’ verità universalmente riconosciuta che gli attori di Grey’s siano bravi, Ma bravi bravi. Soprattutto quando sono in sala operatoria e, coprendo la mascherina metà volto (un po’ di genitivo assoluto per dar colore alle polpette ma soprattutto per smentire quanto detto in “Cantami o diva”), tutta l’espressività è data dagli occhi. Così, in questo episodio, lo sguardo tra Mark e Arizona è puro spettacolo (minuto 4:21-4:30)

 

 

- And all you’re ever gonna be is mean. Why you gotta be so mean? 

 

PieraPi Meredith che se la prende con l’universo fa tanta tenerezza. #GAMusicEvent

 

Credo che in sette anni questa sia la prima cosa positiva che abbia mai detto su Meredith, dato che a parer mio l’unica utilità di questo personaggio è quella di dare il nome al telefilm.

 


- I used to think one day I’d tell the story of us

Per la scena in cui Callie canta “The Story” il popolo di internet si è diviso in modo così netto che sembrava la guerra fredda. Ci sono i sostenitori del “è bellissima” e i sostenitori del “fa totalmente cacare”. Per quanto mi riguarda, io rientro nella prima categoria di commentatori senza possibilità di riduzione a più miti consigli. In effetti, dopo aver visto e rivisto e rivisto ancora lo sneak peek, ogni volta che Morfeo tentava di sopraffarmi mi dicevo che solo per questa scena valeva compromettermi per sempre il ritmo sonno/veglia. Qualcuno dice che la canzone sia stata interpretata un po’ troppo sopra le righe da parte di Sara Ramirez, ma non sono dello stesso avviso: è l’espediente che usano per far sì che Callie si risvegli. In effetti, come molti hanno notato, è davvero di grande impatto il momento in cui l’apparizone ectoplasmatica, prima di scomparire definitivamente come lo Stregatto, afferra le caviglie di Callie e lei subito dopo apre gli occhi. Per un finale un po’ banalotto e scontato, ovviamente, ma assai apprezzato: “si, si, ti sposo”. Ualà.

 

 

- All that remains ovvero tutto quello per cui non ho trovato il titolo di una canzone o un verso o una citazione o una band con cui intitolare i relativi paragrafi

Punto primo: ma come facevano a star così seri mentre Owen cantava quello che dovevano fare? Secondo me hanno rigirato la scena almeno un trilione di volte, dai, non si spiega.

Punto secondo:  innegabile che abbiano sprecato alla grande un crossover. A parer mio (e del mio falegname) avrebbero dovuto evitare di far nascere la bambina in questo episodio per avere successivamente un episodio totalmente Addison-centrico dove avrebbe avuto tutto il modo di rifulgere. E poi accoppare la bambina (si, lo so, sembro Hitler) che questo inciucio tra Callie, Arizona e Mark sta diventando abbastanza irritante e si rischia che Mark e Lexie tornino insieme nel duemilamai.

Punto terzo: ho adorato questo episodio, ma sicuramente esce un po’ malconcio dal  confronto inevitabile con “Once more with feeling” di Buffy.

Punto quarto:  una chicca il fatto che, cantando “How to save a life” Teddy, alla frase “I lost a friend”, guardi Owen. Well done, gente! (minuto 1:58).

Punto quinto: Toto Grammy: quanti ne vincerа Sara Ramirez? Seicentoventotto? Le faranno un premio ad hoc?

Punto sesto: avevo chiesto, qualora mai dovessi essere inseguita dalla polizia perché sono passata col rosso, se potessi scendere dall’auto cantando “The story” al pezzo “I crossed all the lines and I broke all the rules / But baby I broke them all for you”, che magari chiudono un occhio. Mi hanno ribattuto che loro mi risponderebbero con “Chasing cars” (ancora ci rido!). Va bene, casomai evito.

Punto settimo: sono rimasta così tanto sconvolta dagli effetti del non mettersi le cinture di sicurezza, che probabilmente d’ora in poi le metterò pure per andare a dormire. In effetti, visto che dormo nella piccionaia di un letto a castello, non sarebbe una cattiva idea.

Punto ottavo: la prossima volta, Shonda, vogliamo un episodio senza musica o senza dialoghi, come hanno fatto con Buffy. Per vedere che viene fuori. E perché così io avrei anche meno da scrivere.

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