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SAVE THE CHEERLEADER, SAVE THE WORLD (POSITIVE OUTCOMES ONLY)
Lunedì, 31 Gennaio 2011, 22:42
Odio quando le idee per i post mi vengono nei momenti meno opportuni: quando dormo, per esempio, e infatti mi tocca tenere un blocchetto di post-it sul comodino. Oppure capita che le epifanie mi vengano mentre studio, ma questo è un po’ meno frequente perché quando studio già perdo tempo di mio e non mi pare il caso di procrastinare ulteriormente dietro alle mie velleità letterarie. Nella fattispecie, ho cominciato a scrivere questo post dietro a una scatola di Duplo sapientemente recuperata dal cesto della carta in cucina, perché l’ispirazione venne mentre mi stavo lavando i denti all’una e mezzo di notte, con il MacDreamy spento da giusto due minuti (chiamasi “un classico”) e il mio fidato quadernetto per gli appunti chiuso nei meandri di non so quale cassetto della scrivania in cameretta dove il mio saponificabile fratello russava già da un po’, producendo un rumore poco differente da quello che emette una segheria canadese mentre lavora a pieno regime.
Ad ogni modo, premetto che ho il cervello in pappa dallo studio della materia più brutta mai concepita da mente umana, ossia diritto dell’Unione Europea, per cui non garantisco sulla riuscita di questo post.
Ora, l’aver citato il diritto dell’Unione Europea mi ha fatto venire le pustole in mente l’ambiente universitario e il fatto che, giunto dicembre, io tema non tanto la fine delle lezioni in quanto latrice di sventurate novelle quali le date delle sessioni invernali degli esami, quanto piuttosto la fine delle lezioni in quanto latrice di sventurate novelle come la pausa invernale dei telefilm. Fu così che giusto per distrarre la mia mente dalle pecore di Pomponio e per avere un tappabuchi in mezzo alla desolazione della pausa di tutte le millemila serie che seguo, ho cominciato a guardare Hellcats, una serie nuova di zecca partorita da quella ciofeca di canale che è The CW. Inoltre, mi sono detta, è un buon modo per guardare qualche sghicia coreografia, visto che non so mai quando va in onda America’s Best Dance Crew. E poi, parliamoci chiaro, c’è Gale Harold: già che mi ero presa un’enorme sbandata per lui quando faceva il paramedico nazista in Grey’s Anatomy, potevo lasciarmelo sfuggire in salsa avvocato-cazzuto-nonché-guru-spirituale-degli-studenti-di-legge-perché-i-miei-prof-non-sono-così-mannaggia-alla-miseria?
Ora, visto che sono soltanto a metà della prima stagione forse è un po’ presto per scriverci un post, anzi, non so se avrei mai pensato di scrivere qualcosa al riguardo, ma probabilmente sì, visto che scrivere un post a caso è sempre meglio che studiare Unione Europea. Tanto più che è un modo perché le perle filmiche e telefilmiche dell’ex Umpa Lumpa ora Padawan Giulia Covacci (altresì nota come Julia Madeline Margaret Genevieve Miranda Catherine Covacci, regina del Regno di Portapenne) non vadano perdute nei meandri della rete.
Per cominciare, la trama in breve: Memphis, Tennessee. Marti è una studentessa di legge che deve combattere con una madre che fa tutta la moderna e poi si dimentica di pagare la retta della figlia, che di conseguenza perde la borsa di studio e deve smadonnare di qua e di là per trovare una soluzione. Riesce quindi ad accaparrarsi un’altra borsa di studio entrando nella sfigatissima squadra di cheerleader della Lancer University, gli Hellcats, che deve smandonnare a sua volta con un preside brutto, cattivo, antipatico e sessista che preferisce dare i fondi (e le bustarelle) alla squadra di football della scuola, i Lions, segando ovviamente i finanziamenti agli Hellcats. Così fondamentalmente su Marti c’è questa spada di Damocle che penzola assai inquietantemente: se la squadra perdesse i fondi, lei perderebbe di nuovo (encore!) la borsa di studio, ma ovviamente gli Hellcats sono un sacco fighi e si inventeranno ogni modo possibile per racimolar dinero. Il tutto ovviamente condito con i drammi esistenziali di tutti per dar colore alle polpette. Per dire:
- dramma esistenziale numero uno: Marti che deve fare da madre a sua madre, in quanto quest’ultima altro non è se non una disgrazia ambulante. Tuttavia, dopo le prime due puntate in cui le avrei sgranato i denti col cric, mi sono messa il cuore in pace e ho deciso che mi fa tenerezza il suo essere totalmente irresponsabile nel ruolo di genitrice.
- dramma esistenziale numero due: la famiglia di Savannah, che ha un bel po’ di problemi (non ultimo quello di aver chiamato la figlia Savannah). Trattasi di una famiglia estremamente religiosa ai limiti del fanatismo, con la matriarca che non perdona alla figlia il fatto di aver voltato le spalle alla radicata tradizione familiare di frequentare un’università cristiana, e che disapprova la “vita dissoluta” che crede la figlia ora conduca alla Lancer University: la madre è ora convinta che Savannah abbia voltato le spalle a Dio e sia finita in un episodio di Gossip Girl, fra orge e sbronze. E vabbè.
- dramma esistenziale numero tre: il padre di Alice che promette sempre alla figlia di venire a vedere le sue gare ma poi le dà regolarmente buca perché a quanto preferisce le partite di football dell’altro figlio, e giustamente Alice si incazza ogni volta come una biscia.
- dramma esistenziale numero quattro: il fatto che il coach dei Lions sia innamorato della coach degli Hellcats, che però ama il IlPresideWoodDiBuffy, che tra parentesi è il medico sportivo di entrambi i team. C’è da dire che questi tre sono così noiosi che il dramma esistenziale non è tanto loro che se lo vivono quanto piuttosto il mio che me lo devo sorbire.
- dramma esistenziale numero cinque: ossia l’altro triangolo Savannah - Dan - Marti. A Savannah piace Dan, a Dan piace Savannah e fin qui tutti contenti, ma poi a Mr. Capelli-Sparati-Per-Aria è venuto in mente di essere segretamente innamorato di Marti dai tempi del liceo. Marti, che intanto frequenta il cheerleader pelatino non ci capisce una ceppa, Dan si prende una sonora cinquina e sul cuoricino di Savannah ci passano tutti allegramente sopra con la mietitrebbia. Anche qui però il dramma esistenziale è più dello spettatore, che sebbene fiutasse puzza di triangolo lontano un miglio fin dalla prima puntata, era ancora fiducioso e pieno di entusiasmo perché quei balordi di sceneggiatori erano partiti così bene che sembrava quasi che ci volessero risparmiare il cliché. Ovviamente quella degli sceneggiatori è una categoria che è balorda per definizione e quindi…
Devo dire che una cosa che mi ha colpito fin da subito di Hellcats è come, udite udite, i personaggi sembrino persone normali, si comportino come persone normali, ragionino come persone normali! Aprono addirittura i libri per studiare come le persone normali (io ovviamente mi escludo dal novero, che al momento Unione Europea non riesco a mandarla né su né giù: anzi, in verità va giù molto bene, eufemismo per dire che mi fa cacare), mica come tutti personaggi che non hanno la ventura di chiamarsi Rory Gilmore di tutti gli altri film e telefilm che non studiano mai una ceppa e non si sa come hanno i voti che sembrano il codice IATA dell’aeroporto civile di Anaa nella Polinesia Francese, ossia AAA, e che a uno studente normale appaiono simpatici quanto un aneurisma dell’aorta addominale (il cui acronimo non a caso è AAA: ma va). Parlando di aeroporti, se io fossi un personaggio di un telefilm tipico, e come tale mi comportassi, non v’è dubbio che avrei voti molto simili al codice dell’aeroporto di Los Angeles: LAX, con la L e la X sottolineati tre volte.
Per quanto riguarda i personaggi del telefilm, c’è da dire che, come nella realtà reale non sono brava a ricordare i nomi, così nella realtà telefilmica sono una sòla senza possibilità di recupero. E infatti, complice il fatto che ho all’attivo solo dodici episodi, mi ricordo solo una manciata di nomi sì e no, ossia Savannah (un nome del genere diventa praticamente impossibile da dimenticare visto che ogni volta che qualcuno la pronunciava pensavo: “e che corbezzoli di nome è mai questo?”), Marti, Dan, Alice. Ma giusto perché loro sono i personaggi principali, visto che poi con alcuni comprimari sono dolori anzi che no. Abbiamo infatti il medico dell’università, che è così noioso ma così noioso che non mi sono manco presa la briga di sforzarmi a ricordare come si chiama: Derrick, Derryl, Derek… boh: infatti mi riferisco a lui come IlPresideWoodDiBuffy. C’è poi il galeotto della linea gialla (un telefilm adolescenziale con una linea gialla è molto cool) che si è visto solo per poche puntate, la qual cosa giustifica la mia memoria fallace, e che per sopperire a ciò ora chiamerò GaleottoUnSaccoCarino. Il nome della madre di Marti, Wanda, me lo ricordo unicamente per via del fatto che lo condivide con uno dei personaggi del mio cartone preferito, Due Fantagenitori. Infine, è da citare il professore di legge, che anche se almeno di lui il nome me lo ricordo (Julian), dà molta più soddisfazione chiamarlo ProfessoreDiLeggeFigoAssai.
Tutto questo in effetti per dire quanto sia fallata la mia memoria, per cui ora ritorno nel seminato. I personaggi, dicevo, che a parer mio vanno divisi in tre categorie: “noia mortale”, “cucciolosità assoluta” e “gente interessante”. Nella prima ci ficchiamo bellamente IlPresideWoodDiBuffy, l’Hellcats Coach, il Lions Coach e il cheerleader pelatino; nella seconda ci ficchiamo invece Savannah a furor di popolo e nella terza ci ficchiamo tutto il resto, ossia Marti, Dan, Alice, la madre di Savannah e, relativamente a Marti, la di lei madre e il di lei professore.
Categoria Noia Mortale (detta anche “melatonina”)
- Hellcats Coach: in teoria sarebbe l’allenatrice della squadra, ma in pratica fa tutto Savannah The Captain. L’unica funzione di tale coach è quella di redarguire con fare materno e comprensivo chi si comporta male, e quella di motivare gli Hellcats con discorsi sulla fiducia, i valori, la volontà e l’impegno, quella che è, in pratica, ordinaria amministrazione di allenatore telefilmico d’oltreoceano. In effetti, commentando la recensione di Serialmente dell’undicesimo episodio, qualcuno ha saggiamente affermato come “il mio allenatore di pallavolo non ha MAI fatto discorsi sulla vita e l’amore per lo sport e l’impegno e il coraggio e il riscatto e compagnia bella… si limitava a urlarci contro frasi tipo USA DUE MANI! GIOCHIAMOLA QUESTA PALLA! STAI PIù INDIETRO!… vabbè…”
- IlPresideWoodDiBuffy: il medico sportivo. Già la sua professione la dice lunga sulla noiosaggine. Inutile dire che era molto più interessante in veste di cacciatore di vampiri de noantri.
- Lions Coach: nuovo coach della squadra di football, crede nei valori dello sport e si sforza di mantenere pulito il football (visto il preside avvezzo alle mazzette ai giocatori), cosa che alla Lancer University è facile a farsi quasi quanto da noi è facile portare Berlusconi davanti ad un giudice. Senza infamia e senza lode, se non altro è caruccio. Tanto caruccio.
- Cheerleader pelatino: ha lasciato i Lions per gli Hellcats a causa dell’inquinamento dell’ambiente del football. Ragazzo normale, onesto, saggio e maturo. E per ciò stesso palloso.
Categoria Cucciolosità Assoluta (o, canta Tony Kakko, “the sweetest thing alive”)
- Savannah: la quintessenza della cucciolosità, la cucciolosità fatta persona, la cucciolosità suprema (vi avverto che state assistendo ad un esperimento linguistico atto a dimostrare quante volte posso ripetere, nella stessa frase, la parola cucciolosità senza che questa perda di significato). Dunque, Savannah è probabilmente il personaggio più tenero, adorabile e cuccioloso mai concepito da sceneggiatore umano. Molto più cuccioloso, e dico questo inimicandomi la dottoressa Bailey, l’ex Umpa Lumpa nonché signore dei Sith nonché giullare alla corte della Regina di Portapenne Alice e le mie personali convinzioni (ha senso dire che uno si inimica le sue personali convinzioni?), di George O’Malley, Chuck Bartowski e del Lance Sweets di Bones 6x11. E questa è grossa! Il fatto è che come si può non adorare una persona che prima della gara va ad augurare buona fortuna alla sorella, capitano della squadra da battere; che assiste alla di lei esibizione nella gara contro gli Hellcats fiera come una mamma fiera; che alla madre che le dice “Savannah, se esci da quella porta non potrai più rientrarci” bandendola praticamente da casa lei risponde “questo non cambia il fatto che vi amo tutti”; che ha sempre paura di non capire le battute e quindi di essere presa in giro? Risposta: non si può. Ovviamente tutta questa cucciolosità non paga, perché tutti rifilano a Savannah delle badilate sui denti che se le ricorda.
Categoria Gente Interessante (altresì detta “Gente Interessante” perché non mi veniva in mente nient’altro)
- Marti: nota ai più anche come Marti la martire, va in giro con la bicicletta che sembra Moser perché c’è la crisi. E’ un personaggio, questo, che trasuda essenza Mary Sue da ogni piega del gonnellino della divisa da cheerleader in quanto, ad esempio, ho capito che ha un passato da ginnasta, ma appena entra in squadra riesce a fare le coreografie come se non avesse fatto altro nella vita. Oppure, durante una sfida di flag football tra gli Hellcats e la squadra stronza di pallavolo, con gli Hellcats che perdevano per tipo seicento a zero come la squadra di baseball di Charlie Brown, arriva Marti che, suonando la carica del 5° cavalleggeri, capovolge la situazione e guida i nostri alla scontatissima vittoria. Tuttavia, essendo praticamente la protagonista, che che sta sullo schermo il settanta percento del tempo, è fondamentale farsela piacere, tanto più che, in fondo in fondo, la storia gialla che riguarda lei, il suo compagno di corso, il ProfessoreDiLeggeFigoAssai e il GaleottoUnSaccoCarino mi ha preso, come si dice da noi, muntobè.
- Alice: la classica cheerleader stronza, perché un telefilm senza una cheerleader stronza non è degno di essere guardato. Alice è tuttavia un personaggio unico nel suo genere, in quanto è in grado di farti desiderare di sgommarla di botte e di provare carità cristiana per lei tutto nella stessa puntata.
- Dan: aka Mr. Capelli-Sparati-Per-Aria, noto alle masse anche come Psycho Derek di One Tree Hill. Irlandese sbruffoncello, playboy impenitente con aria da gran seduttore, ragazzo di Savannah e migliore amico di Marti dai tempi del liceo, per la quale però ha una cotta, perché gli sceneggiatori se non incasinano ben bene le cose non sono contenti.
- la mamma di Savannah: un incrocio a livello subatomico tra la signorina Rottenmeier e papa Ratzinger, rigida e conservatrice come Bree Van De Kamp dei tempi d’oro ma a differenza di quest’ultima simpatica come una martellata su uno stinco. Ha moralmente diseredato la più retta e proba delle figlie che una madre possa desiderare e idolatra come modello di virtù l’altra figlia che però gliela fa bellamente sotto al naso.
- la mamma di Marti: totalmente irresponsabile, casinista con sprazzi cougar, essenza di party girl mal celata dal ruolo di madre che dovrebbe competerle. Costante motivo di imbarazzo per la figlia, che passa le giornate, quando non si allena o studia, a mettere a posto i casini che la genitrice combina.
- ProfessoreDiLeggeFigoAssai: avvocato dai grandi ideali che però il lavoro accademico gli ha fatto un po’ perdere di vista, con la parlantina tipica degli avvocati che ti viene da chiederti se nella realtà tutti gli avvocati parlano in quel modo.
Alla luce di tutto ciò c’è da dire che se mai in una partita di Trivial Pursuit (Pocahontas!) dovesse capitarmi una domanda sul cheerleading, sarei più che competente al riguardo. Guardando Hellcats, infatti, ho imparato un sacco di termini tecnici che non userò mai nella vita (eccezion fatta nell’eventualità di una partita al Trivial Pursuit di cui sopra), comeflyer e base e routine e layout step out e scorpion e ciaffi vari. Inoltre ho scoperto che praticamente molti degli inquilini della Casa Bianca sono stati cheerleader: Roosevelt, Eisenhower, Reagan, Bush figlio. Anche Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, ha un passato da cheerleader, e molti altre persone insospettabili hanno al loro attivo stunt e coreografie: Meryl Streep, Steve Martin, Michael Douglas, Samuel L. Jackson, Susan Sarandon e un fracco di altra gente.
Insomma, se avete il cervello in pappa per il troppo studio o perché di quello che avete studiato non ci avete capito niente (presente!) e vi serve un passatempo leggero e senza tante pretese, vi consiglio Hellcats alla grande. Se non altro perché la roba che fanno è, come dire, fighissima.
P.S. se la clip non vi è sembrata figa abbastanza, riguardatela questa volta prestando orecchio alla canzone finale, “We are golden”. Perché basta Mika da solo a rendere figa qualsiasi cosa.
OUTTAKES
Premesso che 1) mi piace muntobè scrivere gli outtakes ai post e che 2) avevo già anticipato come questo post sia un modo perché le perle filmiche e telefilmiche della regina di Portapenne non vadano perse nell’oblio, beccatevi pure i fuori scena.
Meanwhile on Facebook…
Io: Guardo Chuck o guardo Hellcats? Guardo Chuck o guardo Hellcats? Guardo Chuck e guardo Hellcats, va.
Regina di Portapenne: attenta che chuck potrebbe far del male a savannah!!!!
Io: Punto 1) Chuck è buono e cuccioloso e non fa male a nessuno. Punto 2) ci manca solo che qualcun altro mi tratti male Savannah che quella mi si appende da qualche parte!
Regina di Portapenne: no dai poretta!!!!!
Io: Ma infatti! Povera cucciola, è circondata da gente trista e cattiva.
Regina di Portapenne: però trascurare chuck potrebbe significare trovarsi un calcio rotante in faccia….
Io: avremmo mica fatto cinque commenti in cui parlavamo di Chuck diversi? Chuck Bartowski, mica Chuck Norris!
Regina di Portapenne: non ci posso credere!!! ahahahah!!!!! oddio mi vado a nascondere!!!!! ahahahah!!!! si io parlavo di norris… scusa allora sono commenti inutili… niente… peggio dell’impero romano… devo imparare a riflettere prima di commentare!!!!!!
Il fatto è, va bene che “ragazzi, conosco il kung fu” e “ragazzi, conosco il kung fu… di nuovo”, ma da qui a dar calci rotanti a gente che non costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale ce ne corre.
Ora, per amor di completezza, qualora vi state chiedendo il senso della frase “peggio dell’impero romano”, prontamente vi svelo l’arcano. Se non avete vissuto su Naboo fino ad oggi, probabilmente sarete a conoscenza del fatto che Natalie Portman sia in dolce attesa (a ben guardare forse lo avreste saputo prima se aveste sul serio vissuto su Naboo, ma fa niente). A onor del vero pensavo che tra tutte Natalie sarebbe stata quella a fare le cose nell’ordine giusto, ma questo è un altro discorso. Comunque il mio stato di faccialibro del 28 dicembre così recitava:
Natalie Portman è incinta. Non riesco a scacciare la strana sensazione che questo possa portare a niente di buono per l’Impero.
E ovviamente seguita una sequela di commenti un po’ così…
Regina di Portapenne: Impero?
Io: Covacci, dietro la lavagna! Questa è cultura generale!
Regina di Portapenne: continuo a non capire… che danni può recare lei all’impero… (romano?)…. che confusione…
Io: Giuliaaaaaaaaaa! Che dici? L’Impero Galattico! Star Wars! Il suo personaggio, Padmé, è sposato truffaldinamente con Anakin, quello che diventerà tristo come il veleno, meglio noto come Darth Vader. Nascono due gemelli, Luke e Leia, lei muore, i gemelli vengono nascosti, e da grandi sconfiggeranno l’Impero Galattico, la tirannia che aveva preso il posto della Repubblica.
Regina di Portapenne: ora ho capito!!! ahahahah!!!! … però ho anche una scusante per la mia ignoranza: star wars l’ho visto tipo a 6-7 anni e ho rimosso tutto ecco perché ho chiesto le cassette a Marta per rivederlo! chiedi alla campanella per confermare! il mio alibi è indistruttibile!!!
La verità è che io ci sguazzo assai in discorsi e fraintendimenti di questo genere. Un po’ perché ne sono avvezza io stessa, un po’ perché fanno rotolare dal ridere. Sulla storia di Natalie Portman che porta guai all’Impero Romano ho riso tipo mezz’ora e continuo a rinfacciarlo alla Regina di Portapenne ogni volta che ne ho l’occasione, che tanto ha già avuto modo di decapitarmi per molto meno.
P.S. qualora a qualcuno fregasse qualcosa, la mia carica nella corte del regno di Portapenne è quella di Gran Ciambellano con la Nutella.