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THE LAST ENEMY THAT SHALL BE DESTROYED IS DEATH
Domenica, 05 Dicembre 2010, 11:54
Tuttavia, dal momento che “La cicatrice non gli faceva più male da diciannove anni. Andava tutto bene.”, cinquanta punti a te che sei rimasto con Harry fino alla fine.
tratto dalla pagina Facebook “_50 punti a Grifondoro”
Twlight? Avatar? Si, potranno aver incassato miliardi, ma Harry Potter… Harry Potter è stato l’infanzia di tutti. Perciò i soldi non contano.
Three heroes. Seven books. Eight movies. Ten years. We are the Harry Potter generation.
INTRO (PRELUDE FOR RECKONING)
Un bizzarro meccanismo si è messo in moto durante la stesura di questo post, meccanismo per cui, a conti fatti, c’era più acqua nei miei dotti lacrimali di quanta ve ne fosse sul Titanic. Insomma, sono riuscita a commuovermi da sola. Il che è strano, perché in genere quello che scrivo ha null’altro effetto se non quello di farmi dubitare della mia sanità mentale. In effetti, all’inizio, l’incipit di questo post suonava diversamente: “una nota di malinconia pervade l’aria mentre scrivo le mie solite ottomilaseicentoventotto righe. La tastiera del mio Mac redivivo è bagnata da calde quanto metaforiche lacrime (metaforiche perché sennò accoppo di nuovo il disco fisso e non mi pare il caso)”. Il fatto è che, ridendo e scherzando, la lacrimuccia è quasi scesa sul serio. E così ho deciso di virare sul metaletterario scrivendo un incipit che parlasse dell’altro incipit e di quanto fosse stato inconsapevolmente vicino al vero.
Il fatto è che, senza che ci giri troppo intorno, sono andata a vedere “Harry Potter e i doni della morte - parte I”. E l’idea che stia per finire un’era mi ha travolto come un treno in corsa.
PICTURING THE PAST
Guardo indietro e so già
che cosa troverò
nel mio passato, oh
i regali che mi ha
fatto il tempo e che avrò
per sempre addosso
luoghi, persone, tramonti, città,
autogrill, motorini, Gazzette nei bar
fidanzate perdute, trovate, motel
libri , dischi, profumi che ho in me
883, Uno in +
Sulla falsariga della canzone di cui sopra, a volgere lo sguardo agli ultimi dieci anni trascorsi (e forse anche qualcosa di più), che per me che ne ho ventuno sono praticamente una vita intera, riesco anche io a vedere una miriade di cose: le medie, la Lego, le giornate trascorse a giocare in cortile, Lorenzo, Need For Speed II, il calcetto, Age Of Empires, le poltrone-letto a casa di nonna, i giochi da tavolo, Margherita, gli 883, mio fratello (che, ci tiene a precisare, non è prematuramente dipartito, convinto che il lettore da questo paragrafo possa giungere ad erronee conclusioni) Domenica Disney, le carte dei Pokémon, il walkman, Fifa 99, il liceo, Roma, il blog, gli alberi di Natale, i cartoni animati, le versioni di Greco, Topolino, l’odore della neve, le gite scolastiche in autobus, Floppy, i Peanuts, la Fonoroma, la patente, il diploma, i Romics, le sigle dei cartoni animati, i social network, un’altra patente, la moto, i viaggi, le amicizie, iTunes, i libri a stufo, i film a profusione, i telefilm come se piovesse, il parentame sparso, il Mac, l’università. E Harry Potter.
There was a girl who came up to me on the street the other day, she bloomed out of the pavement… and she must have been in her early twenties and she said to me: “you are my childhood”.
J.K. Rowling
Premetto che non ero io quella ragazza, ma se mai dovessi incontrare zia Row, quella frase, “tu sei la mia infanzia”, mi uscirebbe di bocca prima che me ne possa rendere conto.
Il 31 agosto di quest’anno Twitter era in fermento. Uno dei trending topic di quel giorno era #backtohogwarts. In sostanza, mezzo mondo cinguettava del fatto che il giorno dopo sarebbero ricominciate le lezioni alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Da pazzi, vero? Eppure l’entusiasmo era alle stelle. E io, non sia mai che mi lasci sfuggire un hashtag interessante, mi unii all’entusiasmo della folla, e nella mia pagina figurava: “Ero alle medie e pensavo: finirò di guardare Harry Potter quandò sarò all’università. E ora sono all’università. #backtohogwarts”. Poi mi sono messa a twittare altre balordaggini tipo “Il treno 9331 proveniente da: Ancona e diretto a: Roma Termini è in arrivo al Binario 9 ¾ #backtohogwarts”, ma questo è un altro discorso.
Ad ogni modo, in effetti, ne è passata di acqua sotto i ponti dalle medie ad oggi: ho finito le medie, ho finito il liceo, ho preso due patenti, ho disconosciuto una manciata di parenti serpenti immeritevoli della mia stima, ho viaggiato, ho fatto esperienze nuove, amicizie nuove, coltivato quelle vecchie, detto addio a qualcuno, ritrovato qualcun altro, mi sono iscritta a giurisprudenza. E tra capitoli che si chiudono, cose che cambiano, gente che va e gente che viene, sensazioni, impressioni, pensieri, gusti, Harry Potter è sempre stata la costante più costante della mia vita.
C’è da dire che questo post muove da una considerazione di base, e cioè che lo spunto per lasciarsi andare ai ricordi con annessi attacchi di nostalgia acuta e malinconia per la fine imminente prende le mosse dalla visione dell’ultimo quasi ultimo film.
Sebbene abbia sempre detto che altra e precipua cosa sono i libri, altra cosa sono i film, c’è da dire che ormai questi ultimi, siano essi più riusciti o meno, sono talmente radicati nell’animo dei fan da risultare praticamente inscindibili dalla visione complessiva del fenomeno potteriano. Insomma, sebbene Harry Potter sia per prima cosa, e necessariamente, carta, parole, inchiostro e la dimostrazione che la Rowling è un fottutissimo genio, nondimeno, avendo ormai imparato, nel corso di dieci anni, conoscere Daniel, Rupert ed Emma, e dopo averli visti crescere allo stesso ritmo con cui cresceva la generazione Harry Potter, non è dunque strano pensare che consideri l’ultimo film come la fine di un’era: molto di più, invero, di quanto mi sia capitato con l’uscita dell’ultimo libro. Ciò probabilmente proprio in relazione al fatto che, consapevole che ci sarebbe stata ancora una buona manciata di film, non ero ancora costretta a dire definitivamente addio a dei cari amici d’infanzia.
Non fraintendetemi. E’ ovvio che l’ultimo libro sia stato un traguardo importante, per la generazione che è venuta su con Harry come per zia Row, la dedica nell’ultimo libro lo dimostra: “[…] e a te, se sei rimasto con Harry fin proprio alla fine”.
Per quanto mi riguarda, in concomitanza con l’uscita del libro in Inghilterra, a luglio (da noi sarebbe arrivato solo a gennaio), mi fiondai nella libreria dove sapevo lo avrebbero venduto in lingua originale, tanto grande era il desiderio di avere per le mani l’epilogo della saga, costi quel che costi (ventisette euro e cinquanta, nello specifico, ancora mi piange il portafoglio). Diverse copie campeggiavano in vetrina a far bella mostra di sé, con accanto perfino la busta di carta gialla della Bloomsbury, la casa editrice che pubblica Harry Potter in Inghilterra, e che ostentava stampigliato in bella vista il simbolo dei doni della morte. L’eccitazione del momento, il fatto di stare finalmente ad un passo e seicentosette pagine dal conoscere la verità, è stata invero un po’ sminuita dal fatto che la solerte commessa abbia passato cinque minuti buoni a trafficare col nastrino rosso che corredava la busta della Bloomsbury per farmi il fiocco perché, insomma, doveva essere una roba ufficiale, salvo poi consegnarmi il pacchetto chiuso con un nodo fatto un po’ a caso e la frase: “scusa, non mi è venuto!”.
Lessi il libro in appena cinque giorni; l’ultimo, anzi, mi vide fare tutta una tirata, da mezzanotte alle sei e mezzo della mattina. Non che l’avessi programmato, intendiamoci, ma ero talmente presa che non mi accorsi nemmeno del tempo che passava. Alle quattro in effetti mi era un attimo sorto un dubbio: da dove cacchio veniva quel chiarore? “Oh, cavolo, albeggia!”. Nemmeno il concerto degli uccellini, segno insindacabile della mattina incombente, mi aveva ridotto a più miti consigli. Pensai “ops”, scrollai le spalle e terminai comunque il libro due ore dopo. Ho già avuto modo di dire in blogghica sede di come poi abbia, per forza di cose, sognato in inglese e di come zia Row fosse inequivocabilmente passata al lato oscuro della Forza.
Questo per quanto riguarda l’epilogo delle mie avventure in riferimento a quelle potteriano-cartacee. Ad ogni modo, ai fini del presente post è il primo approccio ai libri che deve necessariamente essere menzionato.
Scoprimmo, io e mio fratello, la saga di Harry Potter all’incirca dieci anni fa, ad opera di Lorenzo, il nostro vicino di casa, con cui trascorrevamo ogni minuto libero di ogni giorno a giocare a pallone in cortile o a carte sgranocchiando arachidi. All’epoca eravamo tutti e tre dei pischelli in perfetto ordine cronologico-anagrafico i cui anni zompettavano da un pischello all’altro di due in due (1987 lui, 1989 io, 1991 mio fratello). Un giorno Lorenzo ci prestò il primo libro della saga, “Harry Potter e la Pietra Filosofale”. Ce ne innamorammo entrambi immantinente. Ci facemmo poi prestare il secondo, infine il terzo. Nel frattempo assillavamo mamma perché ce li comprasse: onestamente ci rompeva un po’ le scatole andare a rompergli le scatole per farceli prestare ogni volta. Ricordo ancora come mamma, in effetti, non si faceva i nostri scrupoli morali, tanto Lory ce li avrebbe prestati comunque. Fatto sta, se siamo finalmente riusciti ad avere la nostra collezione, visto che eravamo ancora troppo pischelli per comprarceli autonomamente, è stato unicamente per via del fatto che al supermercato c’era il quarto volume, “Harry Potter e il Calice di Fuoco” scontato del quindici percento. Non so come siano le vostre, di mamme, ma la mia ha un debole per i libri scontati. E fu così che “il Calice” arrivò a casa. I tre volumi precedenti, a noi mancanti, ci furono anch’essi recapitati sulla scia degli sconti dei supermercati. Fino a che non intervenne nonna, che decise che dal quinto volume in poi ci avrebbe procacciato i nuovi libri non appena sarebbero usciti. E che cavolo!
Detto questo ben so che ora come ora vi starete chiedendo cosa cacchio c’entri tutto ciò con i fini del post che avevo annunciato, fatemi fare due conti…ventitre righe fa.
Il fatto è che al cinema a vedere “I Doni della Morte”, mentre aspettavo che arrivasse anche il resto della comitiva, mi vedo passare davanti proprio Lorenzo. Ci salutiamo, e mentre lui se ne va per i fatti suoi gli dò un colpo di voce: “vai a vedere Harry Potter?”. Mi risponde di sì. “Anche tu?” aggiunge. Anche io. Poco dopo lo rividi nella mia stessa sala, un paio di file più giù della mia. E’ una cosa stupida e di poco conto, lo so, sono la prima ad ammetterlo, ma riconosco di essere stata contenta: mi è quasi sembrato un segno del destino il fatto di aver incontrato il ragazzo che mi ha fatto scoprire Harry Potter nella stessa sala, lo stesso giorno, in attesa di vedere proprio l’ultimo capitolo. Una specie di cerchio aristotelico che si chiude.
Sono senza dubbio degli aneddoti simpatici da raccontare, metafisici da vivere, forse, ma adesso credo sia proprio il caso di arrivare al sugo di tutta la storia, come dice un certo Alessandro: il film, infine.
HARRY’S WOUNDROUS WORLD FROM THE SCREEN TO THE BLOG
[Spoiler Warning: Read At Your Own Risk]
Giunta a questo punto, è d’uopo ch’io spenda due, o se vogliamo, duemila, parole per il film e dintorni. Come senz’altro avrete ormai capito, non mi piace scrivere recensioni: ecco dunque che mi limiterò, come come a suo tempo feci per Eclipse prima e Adèle poi, a mettere in rilievo le cose nel film che mi hanno fatto pensare “wow” (anche se, ad essere onesti, il pensiero più frequente era “dov’è che ho messo i fazzoletti?”), o che in generale mi sono piaciute.
Dunque:
- Rolling on the floor laughing
Per quanto strano possa sembrare, la prima cosa che mi è piaciuta del film non riguarda propriamente il film. In genere, quando vado al cinema, il minimo che pretendo è che il resto del pubblico sia silenzioso almeno quanto un cadavere. Capita poi che i due ragazzi seduti dietro di te ridano così forte, di una risata così piena e di gusto, che non puoi fare a meno di sorridere a tua volta. E‘ una cosa di poco conto, ma quei due mi hanno messo davvero un sacco di allegria.
- Coming mom…
“Hermione, il tè è pronto, tesoro”. Potrà pure essere in corso la seconda guerra magica, ma le gloriose tradizioni inglesi vanno rispettate. Il fatto è che quando Hermione risponde, l’espressione che ha, e soprattutto il tono che usa, sia in inglese che in italiano, mi stringono il cuore ogni volta. Specie al pensiero di quello che sta per accadere.
- Oblivion
Questa scena, cui accennavo giusto sopra, fa vacillare l’anima come poche. Nel libro non vediamo Hermione rimuovere il ricordo di lei, per proteggerli, dalla mente dei genitori; lo veniamo a sapere in modo indiretto, quando lei lo racconta. Nel film, invece, vederla scomparire da tutte le foto lì sulla mensola, ti fa venire voglia di piangere dopo due minuti cronometrati dall’inizio del film.
- Corda di cuore di drago
Qui ho adorato adorato adorato adorato Lucius Malfoy e di converso Massimo Lodolo, il suo doppiatore. La sequenza mostra Voldemort chiedere la bacchetta di Lucius, dato che quella di Voldy e quella di Harry, in duello, si annullano a vicenda. Lucius, non del tutto convinto e francamente terrorizzato, è stato una delle cose che più ho apprezzato.
- Romeo, you nearly gave me a heart attack
Certo è che, se questo film fosse stato effettivamente convertito in 3D come in origine prospettato sarei morta di infarto in ogni singola scena in cui compariva Nagini, il serpentone di zio Voldy. E vi assicuro che non sono l’unica, in sala, ad averlo pensato. Comunque poco male, un paio di cose mi hanno fatto venire il cagotto comunque. 3D o non 3D.
- Taste of a goodbye
It’s getting cold outside
The same as in my life
Now that we are going to say goodbye…
Vision Divine, Taste Of A Goodbye
Altra scena toccante (e il film è iniziato da soli dieci minuti!): Harry che riprende in mano il soldatino con cui l’abbiamo visto giocare ne “La pietra filosofale”. Ma questa volta è tempo di dire addio a Privet Drive. E per me è quasi tempo di rinnovare la scorta di kleenex.
- I 7 Harry Potter di Harry Potter 7
Finalmente una scena che non mi faccia venir voglia di tirar fuori i fazzoletti, ed era pure ora. Tra l’altro, riguardandola, non ho potuto fare a meno di notare come l’Harry polisuccato di Hermione sia diventato uguale, nella gestualità, a Leonard di The Big Bang Theory. Epic win.
- Hedwig’s Theme
E’ un po’ imbarazzante farsi sgamare al cinema in preda alla commozione. Finché sei al buio tanto tanto; il problema vero sorge quando subdolamente riaccendono le luci all’intervallo e tu devi passare in meno di un nanosecondo da una situazione di totale sbrodolamento ad una con un minimo di contegno, prima che il tuo vicino di posto possa notare alcunché. Per questo, di solito, al cinema metto su una imperturbabile maschera stoica. Il fatto è che alla morte della civetta di Harry, Edvige, gli occhietti lucidi ce li avevo eccome. Miseriaccia, zia Row, era necessario far secca pure la civetta?
- Via dei Fori Imperiali
“Come ti senti, Georgie?” - “Romano” - “Come hai detto?” - “Romano, come il foro. Come il foro, Fred, capito?”. Mi è piaciuto il fatto che abbiano ripreso la battuta praticamente pari pari al libro. In più è bello sentir parlare dei Romani, visto che con Bondi ministro dei beni e delle attività culturali, a Pompei crolla un muro ogni due giorni e di questo passo ci dimenticheremo pure che i Romani siano esistiti. “Esistiti chi?” - “I Romani!” - “I Romani chi?”…
- You can’t hurry love
You can’t hurry love
No, you just have to wait
She said love don’t come easy
It’s a game of give and take
You can’t hurry love
No, you just have to wait
You got to trust, give it time
No matter how long it takes!
The Supremes, You Can’t Hurry Love
Ho capito che non si deve far fretta all’amore, ma ‘sta cosa ha fatto andar fuori di testa mezzo mondo. Tanto più che lo sapevamo fin dal primo libro che ci sarebbe stato un lieto fine romanticoso tra quei due storditi di Ron e Hermione. E poi, insomma, vogliamo parlare del finale del secondo film, che ha mandato in subbuglio gli shipper di ogni galassia conosciuta? Finale, peraltro, diverso da quello inizialmente previsto dalla sceneggiatura, in quanto il regista Chris Columbus diede ad Emma Watson, causa timidezza di lei, il nulla osta a fare di testa sua: sentendosi in imbarazzo per dover abbracciare Daniel e Rupert davanti a tutti, optò per un abbraccio di mezzo nanosecondo a Dan (prolungato addirittura con artifizi cinematografici) e la famosa stretta di mano a Rupert. E per gli shipper della coppia Ron/Hermione il resto è storia. Ora, poiché limitatamente a questo film c’è così tanta roba da raccontare che a scrivere tutto nello stesso paragrafo rischierei seriamente di incappare in un coma diabetico, credo che diluirò il tutto nel restante corso del post. Per ora vi basti sapere questo, cioè che alla luce del fatto che noi lettori sapevamo ormai da anni che dovevano stare insieme ma che, allo stato dell’arte (cioè in questa prima parte di epilogo), loro non se ne sono ancora resi conto, ‘sti due sarebbero da prendere a schiaffi dalla mattina alla sera. Un po’ come quei due rintronati di Bones e Booth. Ad ogni modo, sulla scia di quei balordi di Chuck e Sarah, che sono infine riusciti a darsi una svegliata, a luglio stapperemo finalmente lo spumante.
- Baba Raba e il ceppo ghignante
Qui Ron mi ha fatto letteralmente sbudellare dalla risate. “Quelle me le leggeva mamma! Il mago e il pentolone salterino, Baba Raba e il ceppo ghignante. Avanti, Baba Raba! No?”. Seguono occhiatacce. Ohohohohohoho, rotolo.
- “Ce senti?!”
“Tuttavia, dal momento che Hermione si è incazzata e ha lanciato un “Petrificus Totalus” contro un mangiamorte e lo ha disintegrato, cinquanta punti a Grifondoro”. Questodi nuovo pescando dalla pagina Facebook “_50 punti a Grifondoro”: io non avrei potuto dirlo meglio. Sennonché, menzione speciale va qui ad uno dei due già citati ragazzi che sedevano nella fila dietro la mia, il cui commento a quell’incantesimo è stato: “CE SENTI?!”. Epico. Semplicemente epico.
- Supercalifragilistichespiralidoso
Sarà che col nuovo taglio di capelli Emma Watson è la copia sputata di Julie Andrews, sarà che dalla borsetta di perline Hermione cacciava più roba che Eta Beta dal gonnellino… sarà quel che vi pare, ma il commento di Giada “adè tira fuori pure l’attaccapanni” non era certo campato per aria. A questo punto credo sia d’uopo assegnare di nuovo qualche punterello a Grifondoro: “Tuttavia, dal momento che Hermione nella borsetta si è portata la collezione autunno-inverno (profumo compreso), Harry e Ron sono vestiti quasi sempre uguali… cinquanta punti a Grifondoro! ”.
- “Questione di priorità”
In “Harry Potter e la pietra filosofale” riteneva che l’espulsione da Hogwarts fosse un fato tremendamente peggiore che farsi barbaramente uccidere e squartare le viscere da un enorme cane a tre teste. In “Harry Potter e i doni della morte” si preoccupa del fatto che si sono dimenticati di festeggiare il compleanno di Harry, e chissenefrega se sono ricercati da mezzo mondo e due mangiamorte abbiano appena cercato di accopparli ben bene. “Tuttavia, dal momento che PRIORITà: Hermione in sette anni ancora non ha capito quali sono… cinquanta punti a Grifondoro!”.
- Home alone
A Grimmauld Place, subito dopo essermi ripresa dal mezzo infarto che l’antifurto Silente mi ha provocato, sono rimasta a rimuginare un bel po’ sulla frase di Hermione, “siamo soli”, che è da brividi. Era ovviamente riferita al fatto che in casa non vi fosse nessuno a parte il trio, ma il tono sottende qualcosa di più: sottende come, in effetti, nella loro missione, siano effettivamente soli. E lì mi è preso il magone. Che tanto per chiarire non è un grosso mago. E questo dovevo precisarlo perché essendo in ambito magico era un termine che poteva risultare quantomeno ambiguo. Ochèi, battuta pessima, sarà meglio che passi al prossimo punto che è…
- Your hand in mine
Questa scena costituisce una di quelle cose che rischiano di mandarmi in coma diabetico. Però è una cosa così carina che in effetti affronterei volentieri il rischio del coma diabetico suddetto. “Harry guardò le sagome scure che si disegnavano sul pavimento accanto a lui. Ron, in uno slancio di galanteria, aveva insistito perché Hermione dormisse sui cuscini tolti dal divano, quindi lei era più in alto. Il braccio le ricadeva sul pavimento, le dita a pochi centimetri da quelle di Ron. Forse si erano addormentati tenendosi per mano. L’idea lo fece sentire stranamente solo”.
- Neville for president!
“Hey, sfigati, non è qui”. Vai, Neville, vai! Mi sarei alzata ad applaudire, giuro!
- “Com’è che infila sempre Beethoven in questi discorsi?”
Perfino Schroeder, il Peanut patito di Beethoven, adorerebbe questo film. E questo perché a Grimmauld Place hanno infilato una scena tenerissima, dolcissima, coccolossissima, un sacco di issima, tra Ron ed Hermione al pianoforte in cui lei mostra a lui come suonare Per Elisa. O meglio, lei suona, e lui non le stacca gli occhi di dosso. Ah, l’amour… Peccato che, al momento, “Non so perché non lo ammetterò mai / Ti vada o no, l’ami e dillo, oh oh”. Ho già menzionato il fatto che li prenderei a schiaffi da mane a sera, e dall’Alpe a Sicilia?
- Manuale delle Giovani Marmotte - Speciale Campeggio
Harry, figliolo bello, sei un caro ragazzo e tutto quanto, ma sul serio: sono sette anni ormai che frequenti il mondo magico e se Hermione ti dice di tirare fuori la tenda, tu non mettere su una faccia perplessa, e soprattutto non chiedere “la tenda? E dove la trovo io una tenda?”, perché così fai la figura di uno poco sveglio. Tanto più che hai visto tu stesso che nella borsetta di perline Hermione ci ha ficcato dentro mezzo mondo, e minimo minimo ci trovi dentro una tenda completa pure dei mobili Ikea. Effettivamente…
- Just like Susan Storm
Il primo incontro con i Ghermidori è, visivamente parlando, spettacolare. I Ghermidori sono bande di maghi che catturano i “nati babbani” in clandestinità per consegnarli alla commissione per il censimento dei nati babbani istituita al Ministero sotto il regime di Voldemort. E in effetti li vediamo a zonzo per i boschi a far man bassa di quei poveracci che vi si erano rifugiati. A zonzo per i boschi vediamo pure Hermione, magari a raccoglier tartufi per ingannare il tempo visto che tanto con l’Horcrux non sapevano che pesci pigliare. Fatto sta che assistiamo a questa scena ambigua, in cui lei e i ghermidori stanno due centimetri l’una dagli altri, soltanto che lei li vede e loro no. Al che, i bifolchi che non si sono sprecati di leggere i libri, probabilmente non ci avranno capito una ceppa (e ben gli sta), ma l’arcano viene immantinente svelato: la voce di uno dei Ghermidori si fa attutita e un geniale movimento di camera, che ruota, mostra il riflesso dello scudo magico eretto da Hermione con un incantesimo a protezione dell’accampamento, e che separa i buoni dai cattivi. Una scena che ho trovato di grande impatto, e geniale il modo in cui l’hanno resa.
- La radio a 1000 watt
La radio a 1000 watt
l’asfalto piano piano passa e va
la radio a 1000 watt
fino al tramonto ci accompagnerà
883, La Radio A 1000 Watt
Fa un certo effetto sentire la radio che snocciola uno per uno i nomi delle streghe e dei maghi scomparsi. “Fortunatamente oggi la lista e corta” dice lo speaker. E parla venti minuti. Alla faccia. Un espediente che riesce a rendere bene l’andazzo drammatico che ha, per forza di cose, assunto la storia e l’ampiezza del “problema”.
- “No, tu non sai cosa si prova!”
La sequenza del litigio tra Ron, Harry ed Hermione mi è piaciuta un botto. Sicuramente una delle scene più intense del film, che mostra come Ron, deluso dal fatto che le ricerche degli Horcrux non stiano portando a niente, abbandoni il trio per andarsene per i fatti suoi. Qui una standing ovation per Rupert Grint (e ovviamente cinquanta punti al suo doppiatore Giulio Renzi Ricci, che è stato altrettanto bravissimo) ci sta tutta: riesce, straordinariamente bene, a passare da stati d’animo diversi (frustrazione, cinismo, rabbia, gelosia) con una naturalezza invidiabile. Per quel che mi riguarda, mi dispiace soltanto che abbiano deciso di non farci vedere l’intera sequenza di Hermione che corre dietro a Ron supplicandolo di tornare, dovendoci invece accontentare unicamente della voce fuori campo. Il che è un gran peccato, perché Emma Watson ha dimostrato di essere un attrice con i controcazzi, e sarebbe venuta fuori una scena da pelle d’oca.
- Dancing with tears in my eyes
Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died
Avantasia, Dancing With Tears In My Eyes [Ultravox cover]
Se c’è una cosa che David Yates, regista della saga dal quinto film in poi, è riuscito a rendere veramente bene, questa è l’amicizia tra Harry ed Hermione. Già nel Principe Mezzosangue mi era piaciuta un sacco la scena che mostra Harry consolare Hermione in lacrime per via di quel cretinazzo di Ron e di quell’asina giuliva di Lavanda Brown, offrendole una spalla sui cui piangere. In questo film, invece, Harry cambia tecnica e tenta di risollevare il morale di Hermione, a terra sempre a causa di quel cretinazzo di Ron, (che li aveva abbandonati) invitandola a ballare, così, dal nulla. Devo dirvi la verità: nei video dei dietro le quinte del film rilasciati dalla Warner Bros, vedere Harry ed Hermione ballare mi aveva lasciato un tantino interdetta. A parte il fatto che è una scena totalmente inventata, mi chiedevo cosa cacchio avessero in mente. Volevano forse dare un po’ di speranza agli shipper Harry/Hermione (per qualche assurda legge della fisica esistono anche tali loschi figuri)? Al cinema, invece, nel contesto della storia in fieri, mi sono ritrovata a pensare “aaaaaaaawww” tutto il tempo, cercando intanto di ignorare i, francamente un po’ fastidiosi, povero cucciolo, commenti sparsi della gente sulle capacità danzerine di Daniel Radcliffe. Insomma, partivo prevenuta e viene fuori che è la mia scena preferita dell’intero film.
- A life so changed
“La foresta di Dean. Ci sono venuta con mamma e papà, anni fa. E‘ come me la ricordavo. Gli alberi, il fiume… ogni cosa. Come se nulla fosse cambiato. Non è vero, certo, tutto è cambiato. Se oggi ci portassi i miei forse non riconoscerebbero niente: né gli alberi, né il fiume. Nemmeno me…”. Una sola parola: magone. Anzi, due parole: enorme magone. Anzi, no, facciamo quattro: gigantorme ed enormesco magone. Tra l’altro non ho potuto non pensare alla scena del faro in Casper, in cui il fantasmino dalla testa a lampadina spiega a Kat che non si ricorda nulla della sua vita, neanche i genitori. Più tardi, Kat dice che ha paura che un giorno dimenticherà anche lei. Inutile che vi dica come, quando la ragazza chiede a Casper se la madre, qualora fosse anch’ella un fantasma, possa essersi dimenticata di lei, io sia letteralmente una fontana.
- Sex & The City
Visto che questa scena mi ha lasciata pressoché sconvolta, cito anche qui la pagina Facebook più divertente che abbia mai visto, che mi risparmia anche la fatica di pensare a cosa scrivere: “Tuttavia, dal momento che saranno anche immagini fasulle dell’horcrux, ma Harry e Hermione ci danno di lingua di brutto… 50 punti a Voldie!”. L’unica cosa che mi vien da dire è, ripensando al medesimo pezzo sul libro in cui si dice che “le loro labbra si incontrarono”, “uh, maronna!”. Chissà che ne pensa Carrie Bradshaw di questa scena.
- Lights will guide you home
Lights will guide you home
and ignite your bones
And I will try to fix you
Coldplay, Fix You
Il ritorno di Ron, senza dubbio uno dei momenti più belli di questa prima parte di libro, pur essendo comunque una scena che mi è piaciuta un bel po’, credo che nel film sia stata trasposta in modo un po’ troppo blando (in effetti me lo aspettavo). Così non abbiamo più, ad esempio, “Tu… enorme… stronzo… Ronald… Weasley!”, dovendoci quindi accontentare di un più edulcorato “Sei… un vero… deficiente… Ronald Weasley!”. E poi, parliamoci chiaro: se nel sesto, Hermione, dopo che l’ha visto avvinghiato a Lavanda Brown come il fu polpo Paul, si è vendicata lanciandogli addosso una squadriglia di canarini Luftwaffe, qui una Cruciatus ci stava eccome. Effettivamente nella stessa scena versione cartacea, Ron le busca molto di più. Se non altro, le buone intenzioni di accopparlo c’erano: la scena in cui Hermione, “leggermente” alterata, cerca di riprendersi la bacchetta da Harry, verosimilmente per ficcarla in un occhio di Ron, e Harry che di conseguenza indietreggia terrorizzato, ha fatto scompisciare tutto il cinema. Anche se, alla fine della fiera, non posso perdonargli il fatto che non abbiano inserito la battuta “Ti sono corsa dietro! Ti ho chiamato! Ti ho supplicato!”…
- “C’erano una volta tre fratelli…”
Un film nel film. Ho deciso che se mai dovessi intrattenere dei bambini probabilmente gli racconterei “La storia dei tre fratelli”. Ad ogni modo, durante la narrazione, non ho potuto fare a meno di pensare “io ho conosciuto Letizia Ciampa!” e gongolare silenziosamente al riguardo. Cinquanta punti a Letizia che ha doppiato Hermione magistralmente.
- Welcome to the Malfoy Manor
Senz’altro una delle scene che i fan più scalpitavano di vedere. Sebbene nel libro la tortura di Hermione da parte di Bellatrix venga resa molto più intensamente, con Ron che, chiuso nelle cantine, ad ogni urlo di Hermione sbrocca totalmente, è comunque una sequenza davvero bella. Lì per lì ero abbastanza contrariata del fatto che Bellatrix non utilizzi la maledizione Cruciatus, ma la soluzione cui hanno optato è, secondo me, di grandissimo impatto visivo/emotivo: a quanto pare, ad ogni risposta “sbagliata” di Hermione, Bellatrix si “limita” ad inciderle con un pugnale, sul braccio, una lettera che andrà a comporre la parola “mudblood”, letteralmente “sangue sporco” (nei libri e nei film tradotto erroneamente con “mezzosangue”, anche se mantiene comunque l’accezione negativa), essendo Hermione figlia di genitori babbani, ossia non appartenenti al mondo magico. Ed Emma Watson, per citare un commento che ho letto su un forum, “quando giace a terra in lacrime è meravigliosa e assolutamente convincente”. Ora, per quanto riguarda il gesto in sé dello “scrivere” sul braccio, era inevitabile che il mio cervello flashasse come l’Intersect 2.0 e pensassi di conseguenza ai numeri che i nazisti tatuavano agli internati dei campi di concentramento. E’ del tutto lecito pensare che sia solo una cosa mia ma, che siano voluti o meno, secondo me i richiami al nazismo in questo film sono particolarmente evidenti: a parte quello palese della scritta “identificativa” sul braccio, “mezzosangue” per Hermione, il numero di matricola per i prigionieri nei campi di concentramento, li ho notati tantissimo in un paio di scene ambientate all’interno Ministero della Magia. In una viene mostrata la pubblicazione di una rivista contro i mezzosangue, la cui grafica di copertina ricorda inequivocabilmente lo stile di manifesti, volantini, riviste, dei fascismi europei. Ancora più palese il richiamo che emerge nella scena in cui due “poliziotti” scortano un uomo accusato di essere un mezzosangue: la divisa grigia, il berretto, la fascia rossa sul braccio, costituiscono citazioni inequivocabili. D’altronde, la politica razziale di Voldemort e dei mangiamorte suoi seguaci, e di conseguenza quella dello stesso Ministero, ormai sotto il loro totale controllo, con tanto di Ministro fantoccio della magia, fulcro della nuova amministrazione compiacente e di fatto dipendente da Voldemort (vi dice niente il Governo di Vichy?) poco si discosta da quella ugualmente aberrante condotta, purtroppo stavolta nella realtà, da Hitler e dal suo manipolo di tirapiedi: SS, SA, Gestapo.
- “Qui giace Dobby, un elfo libero”
Chiunque abbia bazzicato su Twitter per i cinque giorni successivi all’uscita del film, avrà notato come l’intera comunità cinguettante piangesse il piccolo elfo domestico. E il fatto che si sia reso necessario vestire Twitter a lutto per quasi una settimana è la prova tangibile della portata e dell’ampiezza del passaggio di J.K. Rowling al lato oscuro. Ora peccherò un po’ di originalità, ma è fisiologico ch’io citi nuovamente “_50 punti a Grifondoro”: “Tuttavia, dal momento che Dobby ha salvato più persone in cinque minuti anziché il Ministero della Magia in cinquanta anni, cinquanta punti a Grifondoro!”
- Behind these hazel eyes
Here I am, once again
I’m torn into pieces
Can’t deny it, can’t pretend
Just thought you were the one
Broken up, deep inside
But you won’t get to see the tears I cry
Behind these hazel eyes
Kelly Clarkson, Behind These Hazel Eyes
Detto per inciso, Hermione fa molta più paura di Voldemort. Al di là degli incantesimi disintegra-mangiamorte, le occhiatacce che lancia a Ron per tre quarti di film valgono da sole il prezzo del biglietto. E la battuta epica è stata quella per cui, a Harry che chiede “non ce l’hai ancora con lui, vero?”, lei risponde “io ce l’ho sempre con lui!”. In effetti io e mio fratello ci siamo sempre detti estremamente sicuri del fatto che un giorno o l’altro possa fare un golpe, eliminare il Ministero e instaurare un regime dittatoriale.
- Remembering Taboo
In una memorabile partita a Taboo capitò che la parola che dovevo far indovinare a Monica fosse “sconcerto”. Al che partii in quarta: “Ci suoni te, con Ron!”. E Monica prontamente rispose: “concerto!”. “Aggiungici una S”, feci io. “Concertos! Rons?”. E’ da agosto che se ci ripenso rido, ma quello che ci interessa in questa sede è che, con il faccione di Ron sullo schermo, poteva forse mancare il commento di Silvia “Piera, Rons!”? Infatti.
- Considerazioni sparse
1) David Yates è senza dubbio un hardcore shipper della coppia Ron/Hermione, nonché guru spirituale per tutti gli shipper fan. 2) Emma Watson e Rupert Grint sono sempre più bravi ogni giorno che passa. 3) Porcogramo, li volete leggere ‘sti libri, si o no? Che poi al cinema è sempre un “chi è, cos’è, quando, come, dove, perché, ma ba sa boh”. E che due palle. 4) certo, venti minuti di idilliaci paesaggi inglesi potevano anche risparmiarceli, di cui uno che era la copia sputata del classico sfondo di Winzozz XP, con quelle stupide collinette verdi e le nuvole. Fa male agli occhi vedere abomini del genere. 5) Se guardate bene, in una scena dovreste essere in grado di vedere la tomba di Cedric Diggory. Non è difficile da trovare, è quella che brilla.
OUTTAKES
Il fatto è che io sono circondata da soggetti altamente peculiari. Di conseguenza, le conversazioni con detti soggetti risultano essere altamente peculiari anch’esse.
Marta: Quando sta per morire Gobby…
Io: Dobby.
Marta: Io che ho detto?
Io: Gobby.
Marta: I gobbi sono una verdura.
Io: I gobbi di Notre Dame. Quasimodo mangiava verdure a tutto spiano.
Io: Ma tu che non hai letto i libri, hai capito tutto? Tipo, perché non si può pronunciare il nome Voldemort, chi è Gregorovich, Grindelwald, chi sono i Ghermidori….
Marta: Il nome Voldemort non si dice perché porta sfiga e fin li ce sò. Viscovovich è una persona russa, Ghermidori dal verbo latino “ghermire”…
Io: quando Harry dice che vuole seppellire Dobby, che vuole farlo senza magia, quelli dietro di me fanno: “e ammò ‘ndo l’ha presa la pala?”.
Marta: Perché secondo me cosa già meditava di far fuori qualcuno…
Io: Ah, già, stava già nella borsetta di perline…
THE END OF THIS CHAPTER
Lo so, lo so, ho scritto un papiro di proporzioni bibliche, e di questo chiedo umilmente venia. Il fatto è che il film mi è piaciuto così tanto che scrivere sedici pagine mi sembrava fosse il minimo. D’altronde, poteva capitare come col quarto, “Harry Potter e il Calice di Fuoco”, per parlare del quale un laconico “mi fa altamente schifo” era più che sufficiente. Eh, che ci volete fare: HP7 è stupendoso. Mi spiace, vi è andata male.
P.S. per vostra cultura personale, il verbo “ghermire” deriva dal longobardo krimmjan, ‘afferrare’.