Nightfall On The Grey Mountains

If you're lucky enough to be different, don't ever change

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WHEN A KID WITH A PISTOL MEETS A GIRL WITH A RIFLE, THE KID WITH THE PISTOL IS A DEAD KID

Lunedì, 16 Agosto 2010, 13:13



 


“Quello che succede a Las Vegas resta a Las Vegas. Quello che succede nel mio blog… diavolo, va in giro!”.

 

E infatti adesso chi mi conosce, quando mi vede, prima mi saluta e subito dopo mi chiede se ho incontrato qualche altro soldato napoleonico. Per questo motivo non ho intenzione di rendermi di nuovo ridicola narrandovi di tutte le credenze che avevo in tenera età, come quella per cui non avrei mai potuto chiamare un numero verde perché il mio telefono aveva degli ordinari tasti bianchi e neri. Oppure di quella volta in cui, alla domanda su dove si trovi il Cremlino, risposi che si trova a Berlino perché fa rima.

Ora, prima che la gente cominci a chiedermi come farei a chiamare il telefono azzurro o dove si trovi il monumento preistorico di Silbury Hill, cambio sapientemente argomento.


And let’s get the party started.


La mia innata capacità di mettere bocca dappertutto anche quando non ho argomenti per farlo ma solo perché mi piace intrufolarmi nei discorsi degli altri e seminare zizzania e il mio criticare senza pietà e senza ritegno persone e situazioni che non mi vanno a genio mi hanno fatto conquistare da parte di mia madre il soprannome Monica Setta. Che non è che sia proprio un complimento… e la cosa mi inquieta ancora di più sapendo che la Setta è il sex symbol dei camionisti. Per questo motivo ora sfogherò molto diabolicamente (dovrò pur mantenere la nomea) la mia frustrazione su una vittima sacrificale scelta a caso: Justin Bieber.

C’è da precisare che in condizioni normali non me lo filerei manco di striscio ma dato che imperversa e su Facebook e su Twitter e su Mtv,  per quanto uno non voglia, prima o poi ci si incappa. E una volta che ci sei incappato, non puoi fare a meno di prenderlo per i fondelli. E quindi ci scrivo sopra perché gli insulti messi nero su bianco sono un ottimo passatempo nonché un interessante esercizio di stile. Perché il mio è un blog eclettico, sapete…

Certo, se Justin Biberon, per quanto privo di qualsivoglia talento e capacità artistica fosse più umile, senza quelle boriose arie da grande artista che si dà, non avrei nulla contro di lui. Sarebbe nient’altro che un ragazzetto che ha avuto una botta di fortuna assurda e tanto di cappello alla sua culaggine. Ma, ahimè, non esiste assolutamente persona meno umile di questo piccolo gnu in business class e ciò, in aggiunta alla sua totale incapacità, lo rende solo più odioso: per questo motivo non mi sento assolutamente in colpa mentre lo insulto senza pietà perché, a parer mio, non si merita alcun riguardo.

Ora, parafrasando Sally Brown: Odio Justin Bieber. Lo odio! Lo odio! Lo odio! E ora, quanto al post in sé…

Justin Drew Bieber è un surrogato di ameba di sedici anni che di viso ne dimostra dodici e di testa ne dimostra tre a voler essere gentili.

Questo piccolo paramecio decerebrato mi irrita per una quantità infinita di motivi. Per prima cosa, si chiama come il mio idolo, Drew Barrymore. E di conseguenza la mia moto, Sally Drew, si chiama come il paramecio. Il che è molto, molto inquietante.

Un’altra cosa che odio del piccolo helicobacter pylori è che è montato come la Lego. E’ venuto dal nulla nulla nulla della steppa canadese e da un momento all’altro, con un bel calcio nei posti giusti, potrebbe tornare nella tundra e invece si comporta come se fosse un qualche Dio della musica incarnato, che può permettersi di sparlare addirittura dei Green Day. La sua mancanza di umiltà… mi sconvolge, direbbe Ian Malcolm. Insomma, non ha fatto niente per arrivare dove è adesso: abbia almeno il buon senso di ringraziare in ginocchio la divinità che gli fatto dono di una sì grande botta di culo, anziché atteggiarsi a divinità stessa.

Inoltre, questo agglomerato di balordaggine, è stupido. Ma stupido forte. Stupidità, tuttavia, che può essere letta su due livelli differenti:

 

I - è stupido perché è stupido e basta.

II - è stupido perché è stupido ma anche perché fa lo stupido sperando di risultare simpatico e/o interessante. E invece risulta solo più deficiente di quanto già non sia.


In entrambi i casi non ne esce una bella immagine. Un paio di esempi serviranno a chiarire il concetto.

 

- E’ stupido perché è stupido e basta

In una intervista passata giustamente alla storia, l’irritantissimo blocchetto di calcestruzzo ammette di non essere a conoscenza della parola “german” (tedesco) perché, anima candida, in America non si usa. In pratica gli era stato chiesto se “Bieber” in tedesco significasse “pallacanestro”. E questo piccolo Angus Fangus casca dal pero e chiede a sua volta “tedesco?”. Non pago,  alle sollecitazioni dell’intervistatore, imperterrito rincara la dose “non so cosa significhi”. A nulla è valso il fatto che l’intervistatore gli abbia ripetuto più e più volte e più volte la parola incriminata e gli abbia fatto leggere la domanda in questione. Alla fine Biberon ha risposto “mi piace il basket, se è questo che mi stai chiedendo”. Grasse risate da parte dell’intervistatore e di tutte le persone del pianeta Terra e, perché no, di Naboo, Tatooine e Coruscant il cui QI è superiore a dieci.

 

- E’ stupido perché è stupido ma anche perché fa lo stupido sperando di risultare simpatico e/o interessante. E invece risulta solo più deficiente di quanto già non sia.


A tal proposito è d’uopo citare le vicissitudini del ragazzetto helmet hair con, nell’ordine, una porta scorrevole, una porta a vetri, un tavolinetto, gli scherzi telefonici. 

Nel primo caso, la dura lotta tra Capitan lobotomia e la porta scorrevole viene facilmente vinta da quest’ultima e il piccolo moscerino della frutta dà una craniata che se la ricorda. Ora, questo potrebbe anche essere, anzi, è senz’altro, frutto della sua genuina stupidità ma la prima cosa che fa è raggiungere il paparazzo appostato poco più là per raccontargli del suo rendez-vous con la porta. Il che mi fa pensare: giacché è stupido lucra sulla sua stupidità per fare il simpaticaccio (e se è così secondo me non è che gli riesca tanto bene) oppure, e l’appostamento del paparazzo suffraga questa tesi, fa lo stupido per lucrare della sua stupidità. In ogni caso, è idiota in entrambi i casi.

Nel secondo caso assistiamo ad un’altra craniata epica o quasi, questa volta contro una parete di vero. Il piccolo bacarozzo si schianta contro la parete pensando che la parete non ci fosse. Eppure gli adesivi attaccati lascerebbero supporre il contrario, ma dubito che l’artropode sia in grado di fare un sì complesso ragionamento. Anche qui l’incidente potrebbe essere avvenuto per la sua intrinseca stupidità o, ed è assolutamente plausibile, perché voleva fare, di nuovo e invano, il simpaticaccio. 

Nel terzo caso, l’esilarante scena in cui questo bacillo dell’influenza sale su un tavolino, perde l’equilibrio e cade come un sacco di patate. Ora questo è assolutamente palese di come sia un video realizzato ad hoc per gli scopi già ampiamente dibattuti: risultare simpatico. Perché innanzitutto il tavolino è massiccio come un polpettone lasciato in frigo due settimane e non si sarebbe ribaltato nemmeno se fosse stato travolto dalla 2a Divisione Panzer SS “Das Reich” e quindi è ovvio che non è a causa della sua instabilità che la piccola vertebra  di moffetta si cappotta e la presenza provvidenziale del divano, sui cui comunque si rotola come se fosse stato appena mitragliato a morte dal Fokker Dr.I del Barone Rosso, lascia intendere che sia tutto costruito ad arte. Non so perché stia sfornando tutte queste citazioni tedescofile… sarà probabilmente una reazione inconscia al fatto che Biberon probabilmente non conosce nemmeno l’esistenza della Germania e invece metà della mia libreria è composta da libri sulla Seconda Guerra Mondiale… 

Ad ogni modo, dicevamo, questo video è un palese tentativo di: impietosire le masse? dimostrare (eresia!) di essere a proprio agio con la comicità fisica à la Buster Keaton o à la Charlie Chaplin? Di suicidio? Ai posteri l’ardua sentenza.

Infine, per quanto riguarda gli scherzi telefonici, non è per dire ma io a sedici anni non è che mi mettevo a chiamare la gente alle tre di notte per poi riattaccare. Eppure questo sembra essere il passatempo preferito di questo piccolo lestofante. E poi la gente non si deve stupire se Miley Cyrus, la vittima delle chiamate del gaglioffo, se ne esce fuori con del tutto condivisibili propositi omicidi: […] 3 o’clock in the morning and you’re about to have no more Bieber-fever cause I was about to kill… he kept ringing… […]. And I was like “Oh my gosh, I’m gonna hurt this kid…”

Giacché ho citato Miley Cyrus, a mo’ di chiusura del cerchio aristotelico, visto che compare nell’immagine all’inizio del post, realizzata da mio fratello tramite le arcane vie di Photoshop, mi sfagiola fare un confronto tra lei e lui.

 

Del tipo: 

Miley Cyrus a quattordici anni:   

I Miss You, canzone scritta da Miley per la scomparsa del nonno:


I know you’re in a better place, yeah

But I wish that I could see your face, oh

I know you’re where you need to be

Even though it’s not here with me

I miss you

 

Justin Bieber a sedici anni: 


Baby, canzone scritta dal piccolo focolaio di polmonite per niun altro fine che non sia quello di raccattar dinero:


Baby, baby, baby ohhh

Like baby, baby, baby noo
Like baby, baby,
baby ohh

 

Poi, perché non ci facciamo mancare niente e vogliamo aggiungere pure il carico a coppe: 

“Fly On The Wall”, performance live di Miley a Dancing With The Stars 2008. Prestate bene orecchio ai minuti 1:47 - 1:56 e soprattutto a 2:10 - 2:15. Roba da far venir giù lo studio.

“U Smile”, performance live di Biberon ai Teen Choice Awards 2010. Non vi dico di prestare bene orecchio perché non vi voglio male fino a tal punto ma dire che è stonato è un eufemismo. Vabbè, dai, a vostro rischio e pericolo… 1:32 - 1:50, 2:03 - 2:14. O, perché così faccio prima, dal momento in cui inizia a cantare, a 1:20 a quando, Deo gratias, smette di rantolare, a 3:22.

 

Riprendendo il discorso riguardo a ciò che mi irrita di quell’aringa in salamoia mi viene da dire, tra le altre cose, che Facebook non perde occasione di consigliarmi la pagina ufficiale del piccolo rampicante velenoso, adducendo, a motivo di questo folle gesto, il fatto che “piace a molte persone a cui piace Taylor Swift”, cercando così di gabbarmi. E ogni volta che lo vedo, ho un tuffo al cuore e mi chiedo come diavolo sia possibile. Insomma, è come se uno mangiasse sia una qualche sottomarca di uova di lompo confezionate nelle scatolette di plastica da un paio di euro, sia il caviale Almas che viene confezionato in scatole d’oro a 24 carati e può venire a costare fino a ventiquattromila sacchi al chilogrammo. Ovviamente, voi scaltri venticinque, avete capito chi è la sottomarca e chi il caviale pregiato

Ma la cosa che in assoluto mi fa perdere fiducia nell’umanità intera è pensare al fatto che gentaglia come il piccolo calcolo renale, senza arte, né parte, né talento, né personalità, né modestia, né umiltà, né niente di niente viene scoperta sul tubo e portata alla ribalta in tutti gli angoli del globo e in tutte le galassie finora conosciute mentre una persona dotata di vero talento e per di più umile e simpatica (e questo lo posso affermare con certezza perché, e questo fa morire di invidia mio fratello, abbiamo parlato diverse volte via Twitter: ad esempio…) come Ana Gomes Ferreira in arte Ana Free, per quanto sia molto famosa (insomma, il suo mega cartellone a Times Square, New York, vorrà pur dire qualcosa) e ricercata, in patria (Portogallo) soprattutto, non è famosa, idolatrata, osannata e ammirata quanto Justin Bieber. E questo mi fa veramente girare gli zebedei.

Direbbe Stanis LaRochelle di Boris che tutto questo è troppo italiano. Non è infatti una pratica tutta italiana quella di portare alla ribalta persone che non sanno fare nulla di nulla e relegare persone come Guglielmo Scilla aka Willwoosh in una piccola cerchia di estimatori d’èlite?

Che poi, quanta vodka liscia si era bevuto il tizio che ha pensato di far sfondare questo granello di sale grosso? Perché a vedere, non so, questo video, o questo, l’unica cosa che  sfonda sono i timpani. E invece persone come la già citata Ana Free fanno cose tipo questa, o questa, o questa e ovviamente se le filano in pochissimi. Il mondo gira proprio al contrario.

Per chiudere definitivamente il cerchio aristotelico, mi piacerebbe concludere con una battuta di Drew Barrymore nel film “La leggenda di un amore - Cinderella”  in cui dice alla sua matrigna: “voglio che voi sappiate che vi dimenticherò dopo questo nostro incontro e non penserò mai più a voi […].”. Ecco, magari fosse così facile dimenticarsi di questo encefalogramma piatto e, soprattutto delle bimbeminkia sue fan. Tipo questa.

 

 

P.S. Silbury Hill si trova nel Regno Unito, più precisamente nella contea di Wiltshire, nell’Inghilterra sud-occidentale.